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“Noi non siamo nulla, ciò che cerchiamo è tutto”. (F. Hölderlin, “Iperione”)

IASSP – via Vittor Pisani 6, 20124 Milano






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45 Responses to Contatti

  1. Salvatore Sanfilippo ha detto:

    Salve, è un piacere sentirti e leggerti, sono ragionamenti interessanti che condivido .. Fammi sapere se posso aderire con il movimento. Saluto con immensa Stima… Salvatore Sanfilippo

  2. stefano ha detto:

    negli ospedali cubani mancano le lenzuola e l’aspirina

  3. Salvatore ha detto:

    Mi sono diplomato all’Istituto Tecnico Industriale G.A.ANGIOJ di sassari nel 1986 ottenendo il diploma di Perito Elettrotecnico.In quegli anni tale istituto era considerato la scuola dei figli dei pastori e degli agricoltori che volevano emanciparvi e trovare un occupazione meno “sacrificata” nell’Enel,in SIR,o alla SIP (oggi Telecom).Invece il liceo classico era la scuola della cosidetta Sassari “bene”.Dove lavorino ora quelli che studiava al liceo Azuni non ne ho la minima idea.Inoltre c’è da dire che le ragazze più belle studiava al liceo mentre al Tecnico Industriale noi maschietti eravamo sfigati perché praticamente le ragazze erano pochissime.Ora che le ragazze hanno dimostrato di essere alla pari degli uomini nelle materie scientifiche ,la situazione è migliorata tantissimo.E adesso gentile Fusaro mi consenta(come dice lei) di esprimere i miei dubbi sul fatto che il liceo classico sia praticamente l’unica scuola deputata alla formazione di un pensiero critico.A parte il fatto che poi quando si finisce il,liceo e l’università quanti saranno a non perdersi nei mille sentieri bui della nostra vita?Certamente le do ragione che se da un lato un istituto tecnico da una formazione scientifica di base molto forte (dove le posso assicurare che per riuscire ad impadronirsi delle leggi che governano i fenomeni elettromagnetici o la logica informatica bisogna spaccarsi le meningi)di contro pecca di poca conoscenza del rapporto uomo ,cultura e società. Una cosa solo mi lascia perplesso e cioè Benetton Croce.Continuamente citato da lei e da altri che si definiscono intellettuali come chissà quale filosofo,a me risulta essere stato un mezzo fallimento.Uno che disse che la logica matematica non avrebbe avuto nessun riscontro nelle filosofie future!Se l’è fallita alla grande.

    • Pasquale dB ha detto:

      Gentilissimo Salvatore,
      scusa se mi intrometto nel tuo discorso. Ho una storia in parte simile alla tua. Mi sono diplomato all’ITIS nel 1982 solo che poi mi sono anche laureato in Ing. Elettronica e Matematica. Ho avuto infinite offerte di lavoro. Quando mi sono “sistemato” mi sono messo a colmare le mie lacune umanistiche facendo tutte le materie del liceo classico. Lo pensavo già da allora, ma serviva verificarlo. Al Liceo Classico sono tutte “chiacchiere e distintivo” che non servono ad un c…o e non interessano a nessuno, men che meno oggi. E’ la scuola dei nullafacenti. Però, ai nostri tempi, come ricordavi tu, c’era una selezione di base: i parrucconi imbecilli delle scuole medie dicevano “tu sei bravo e vai al classico e tu che sei asino vai al professionale”. Per questi motivi è chiaro che essendo fatta la selezione alla base, ed essendo anche figli di papà, quelli del classico avevano la via più facile. Ma oggi io, personalmente, ho visto che sia all’università (ingegneria, dove si studia davvero!) che anche nella società, quelli che hanno fatto il classico ricoprono solo posti per raccomandati, mentre quelli che hanno fatto veramente quacosa provengono tutti dagli Istituti tecnici. L’unica cosa che consiglio è che quando vi siete sistemati (e solo allora) studiatevi (per hobby) tutto ilprogramma del classico; io così facendo ho scoperto che non consiglierei mai quella scuola a chi ha necessità di affermarsi lavorando. Cordiali saluti.

  4. G P Biondo ha detto:

    Egregio sig. Fusaro,

    chi le scrive e’ un italo-americano.
    Ricordo nel 1994 quando venni in Italia per unj paio di settimane . Era il finale di manipulite.
    La gente parlava della “pulizia morale” che la magistratura aveva e stava facendo. Io dissi alla gente che piu’ che lotta contro la corruzzione si trattava di sbarazzarsi di una classe politica che si corrotta ma pur sempre propensa a mantenere lo stato sociale e che con la caduta del “muro” non serviva piu’.
    Un colpo di stato in poche parole. Fui deriso, per quello che dissi. Mi sembra che i fatti mi abbiano dato ragione dopo tanti anni.

    Un cordiale saluto dalla California

    G P Biondo

    • Nicola ha detto:

      Sì, avevi ragione in toto

    • Diego ha detto:

      Esatto, è proprio così. Basta vedere le foto di Di Pietro a cena con gli uomini della Cia …
      Quando i mass media iniziano una campagna a spron battuto, c’è sempre da diffidare: dietro ci sono sempre gli interessi dei poteri forti, del super-stato, del Deep State …
      I giornalisti e la magistratura sono due potenti armate del Deep State.

  5. giuseppe ha detto:

    ciao fusaro, sono lieto che ti intendi con julieta cchieza, e mi piace le tue intervezione perche fa che il pensiero unico trema davanti gente che usa l’itelligenza.
    saluto del belgio

  6. francesco tiravanti ha detto:

    Vorrei tanto parlarle.O comunicare con lei.La conosco da poco.Mi hanno colpito le sue linee di pensiero.Nelle quali mi identifico pienamente.In particolare:critica radicale al neo-liberismo-globalismo,difesa della democrazia-pensiero,difesa del nesso individuo-nazione e dunque della sovranità sostanziale,difesa dello spirito critico del’individuo.E’ un discorso complesso.Grazie.

  7. Edoardo ha detto:

    Salve professore, sono uno studente di Bari. La seguo da tanto tempo e ormai non posso fare a meno di chiederle, senza dissimulare una riposta speranza, quando ha intenzione di entrare in politica. La mia domanda deriva dal fatto che sto sentendo, soprattutto ultimamente, il bisogno di fare attivismo politico, ma la mia ideologia non aderisce alle visioni dei partiti, bensì è molto vicina alla sua. Le chiedo cortesemente un consiglio a riguardo della mia assenza di riferimenti per attivarmi. La ringrazio in anticipo per la disponibilità.

    • Roberto ha detto:

      Non credo che quella del politico, o del fondatore di un partito, sia la dimensione appropriata per Diego Fusaro. Penso debba continuare nella sua attività di pensatore fuori dal coro.

  8. giuseppe ha detto:

    Egregio Sig.Fusaro ,
    mi piacciono molto le sue analisi spesso fuori dal coro e fatte davanti a politici di cui tutti o quasi tutti abbiamo perso la stima e la fiducia. Le darei una medaglia per la trasmissione in cui zittisce monti e personaggi simili quando parlavano dell’euro e della sovranita’ nazionale.

  9. GIULIANELLI GIULIANO ha detto:

    CARO FUSARO, HO APPENA FINITO DI LEGGERE IL SUO BELLISSIMO “PENSARE ALTRIMENTI”.
    MI AUGURO CHE IL SUO LAVORO CONTROCORRENTE POSSA AVERE LA MASSIMA DIVULGAZIONE.
    MI RITROVO IN QUANTO SCRIVE E NEL COMPLESSO DELLA SUA ANALISI E PENSO ALL’ANTIFASCISMO SENZA FASCISMO, AL DISSENSO CHE SI TRASFORMA IN CONSENSO ECC…ECC…
    SOLO UNA DOMANDA: NON CREDE CHE UN CERTO PRESENZIALISMO TELEVISIVO POSSA SOLAMENTE NUOCERE AL SUO OTTIMO LAVORO?? TRE O QUATTRO COMPARSATE NEI VARI TALK SHOW ED ANCHE LENIN SAREBBE STATO RIDICOLIZZATO E NEUTRALIZZATO. VALE DAVVERO COSI’ TANTO LA PENA ANDARE DA PARAGONE E SOCI?
    GRAZIE E SALUTI

    • ROBERTO ha detto:

      Certo che vale la pena ,anzi la presenza del Prof. Fusaro dovrebbe aumentare.
      La tv la carta stampata internet oggi , hanno la stessa funzione che aveva L’Agorà nei tempi che furono.
      Saluti.

    • Alessandro ha detto:

      Carissimo Diego vai nei talk, la tua Parola è sempre utile, illuminante e contro corrente, basta con i prezzolati ed i “polli d’allevamento”….. (vedi il Sig. Gaber)

  10. Lucio Strata ha detto:

    Caro Sig. Diego Prof. Fusaro,
    Come qulcuno ha detto se non fissiamo la sovravita’ economica “e’ tutta aria fritta”.
    In Italia abbiamo un abbiamo un grande economista che e’ il Dr. Marco Saba.
    Vi e’ a livello internazionale il Prof. Richard Werner vedi video : https://www.youtube.com/watch?v=MechH0ebs_c Il Prof Werner dopo aver fatto una tesi sul “QE” Quantitative Easing ora parla apertamente dell truffa bancaria. Cioe’ le Banche Commerciali creano la moneta “digitale” “eletronica” e questa non viene messa in bilancio. Non contabilizzando la creazione della moneta le banche in bilancio mostrano che sono in perdita mentre fanno vistosi profitti. Ho una valanga di cose da dire ma mi fermo qui. Io vivo a Londra.
    Cordiali saluti. Lucio Strata.

    PS: Italia neutrale. Fuori dalla NATO. USA basi tutti a casa. Italia riaqustia sovranita’.
    il Prof. Michel Chossudovsky parla ora della Privatizasione della politica:
    https://www.youtube.com/watch?v=FSa4W5DrKqc

  11. Michele Rossetto ha detto:

    appena sentito l’intervento di oggi 15 maggio 2017 su la7 contro Meli. Potevi anche ripetere che la Meli è prezzolata tanto è solo la triste verità.

  12. francesco cavalli ha detto:

    Vorrei aggiungere un’annotazione a margine delle sue giustissime considerazioni (o meglio constatazioni) sull’Europa come passo intermedio verso la realizzazione dei disegni mondialisti dei grandi poteri finanziari.
    La fondazione stessa dello stato italiano e’ stato un processo assolutamente analogo, che ha con la violenza unificato popoli diversi per storia, cultura, lingua e tradizioni, con l’imposizione di una identita’ “italiana”, altrettanto indeterminata di quanto lo sia oggi quella “europea”, ovviamente attraverso la distruzione dell’immensa ricchezza costituita dalle culture individuali dei popoli “omogeneizzati”.
    Stessi i mandanti ed i finanziatori, una serie di rivoluzioni colorate ante litteram supportate dai cannoni dello stato piu’ indebitato della penisola italiana.
    Per l’Europa sostituirei quindi, al primato degli “Stati Nazionali”, il primato dei popoli sul loro territorio, sul modello svizzero, o, meglio ancora, sui principi della costituzione del Liechstenstain, esempio credo unico al mondo di totale ed assoluta an-archia.
    Cordiali saluti e complimenti.

  13. roberto ha detto:

    salve, domenica 28 maggio al Teatro Martinitt a Milano
    porto in scena lo spettacolo TERRONI -la vera storia dell’unità d’Italia
    sarei onorato della sua presenza, dove posso farLe pervenire l’invito?
    grazie

  14. giuliomoscatelli ha detto:

    Gentile prof., ieri mattina al Festival della Pscicologia a Roma, prima dei lavori, ho avuto il piacere di salutarla..oggi aggiungo una citazione che Le rende merito: nientemeno è di Papa Francesco che sabato ai portuali di Genova ha ammonito di non usare il termine ” meritocrazia” che in modo distorcente allude ai poveri e ai disoccupati come se costoro se lo fossero meritato o -almeno- non si meritassero niente di più. Bene, ciò rende merito ad un suo intervento, Prof. Fusaro, in cui in passato ci ha messo in guardia dall’uso dell’espressione “disagio sociale” ,quasi che gli sfruttati sono poveri solo per un disagio (termine psicologico inerente alla mente vedi “disagio psichico”) della loro immaginazione, cioè “se lo sono sognato”, se non -peggio- sono deliranti.
    Ancora una volta Lei ci aveva messo in guardia dalla neolingua orwelliana e invitato a tornare all’uso gramsciano della lingua come atto rivoluzionario. La saluto con rinnovata stima.

  15. Arianna ha detto:

    Caro prof.FUSARO sto leggendo con attenzione ed entusiasmo il suo libro Pensare altrimenti e mi sento empaticamente vicina al suo dissentire.Nel mio ambiente di lavoro rivendico sempre il diritto a dissentire anche perché i miei colleghi sono come lei dice un gregge amorfo di cultori felici della loro schiavitù. Al mio direttore che un giorno mi intimo’ di obbedire io ,che sono dirigente,gli risposi che non ero suo suddito!

  16. Julius Trestiton ha detto:

    Salve ,
    ho scritto questo breve dialogo ,
    mi farebbe piacere un tuo commento .
    Complimenti per analisi e archivio personale .

    Julius

    Il Capitale , come ultima ideologia sopravvissuta al ’900 .

    “ Come è riuscito a sopravvivere ? “
    “ Perché non aveva ancora dato i suoi frutti ultimi , che darà ora , nel 3° millennio “ .

    Qual’ è la mission ultima del Capitale globale :
    “ Fare un giro , in Bugatti , nel giardino degli orrori “ .

    Si spieghi meglio , cosa intende per “ Giardino degli orrori “ ?
    “ Lo spazio di mondo abitato da quelli che solo produrranno , senza aver potuto , mai , partecipare alla vita , un lager senza filo spinato “

    “ Da questo , come lo chiama lei , lager , ci sarà la possibilità di fuggire ? “
    “ No , perché nessuno fugge dai suoi bisogni economici ! “

    “ Gli inhabitants di questo “ giardino degli orrori “ avranno coscienza di chi e cosa abbia determinato la loro tristissima sorte ? “

    “ No , questa verrà vissuta come una maledizione contestuale alla nascita , malediranno loro stessi , perché la causa prima di tutto ciò , il Capitale “ , è un Dio troppo lontano , irraggiungibile , inconcepibile , metafisico “ .

  17. Alessandra ha detto:

    Salve,
    volevo proporre una questione che non ho trovato esaurientemente elaborata. Volevo sapere se in filosofia si è mai discusso sull'”ordine del caos”, sull’ordine di quei sistemi che ci sembrano caotici.
    Grazie mille a chi vorrà rispondere

  18. Marco Felice Carluccio ha detto:

    Diego carissimo
    sono Marco, don Marco, amico d’infanzia di Mario Carparelli. Come stai?
    Se ricordi abbiamo trascorso qualche anno fa una mezza giornata in barca insieme.
    Ti scrivo perchè, mettendo in ordine le foto, non ho trovato traccia di quelle che facemmo in quell’occasione e che avrei tanto desiderio di conservare.
    Te le ritrovi, me le puoi mandare?
    Ti abbraccio e ti auguro ogni bene e chissà se non ci ritroviamo a Leuca.
    Io sarò giù a fine agosto fino ai primi di settembre.
    I miei contatti sono 329 2218991 e donmarcocarluccio@libero.it.
    Se puoi mi passi i tuoi perchè curo la redazione del nostro mensile e magari potrebbe nascere qualcosa di bello insieme.

  19. Giuseppe Casagrande ha detto:

    Gentilissimo compagno Fusaro, sono un comunista animalista suo estimatore, condividendo le sue idee.
    Posto una riflessione inviata/postata anche ad altri.
    Non so se dovrei commentare un articolo che non trovo e, invece, “posto” un nuovo problema ; il fatto è che vorrei inviarle una e mail in merito ma non la trovo tra i contatti e… non sono tanto pratico di internet.
    Scusatemi se ho infranto qualche regola.

    In merito alla proposta, trasversale a più partiti, di modifica dell’art. 38 della Costituzione per una cosiddetta “equità generazionale” ( ci si può interessare delle generazioni future e non delle presenti? Uhmm…).

    Attacco AL DIRITTO?, alle pensioni in essere?
    Il nostro è uno Stato di diritto.
    Si confonde l’ASSISTENZA, relativa a chi non paghi contributi, che dovrebbe essere a carico della fiscalità generale, come negli altri Paesi, con la PREVIDENZA, relativa ai contributi pagati dai lavoratori per la loro pensione che, unica, dovrebbe interessare l’INPS.
    SEPARARE PREVIDENZA DA ASSISTENZA.
    Per avere una pensione dignitosa occorre dare lavoro ben retribuito ed a tempo indeterminato, non prelevare soldi dalle pensioni di chi se le è strapagate coi suoi contributi, coi quali ha pagato le pensioni delle generazioni precedenti, senza ricevere in cambio il favore dalle attuali che, loro malgrado, non hanno che lavoro precario e mal retribuito.
    Occorre ripristinare, inoltre, il metodo di calcolo pensionistico retributivo, dato che, se io “presto” anticipati per quaranta e più anni i miei soldi, ogni mese trattenuti in busta paga, allo Stato, all’INPS, qualcosa ci devo guadagnare, come fanno banche e finanziarie quando erogano prestiti; iniquo è il contributivo che ridà solo quanto versato per decenni.
    E il TFR deve essere erogato subito al pensionamento, come quando era gestito dal datore di lavoro.
    EQUITA’ SIGNIFICA ESTENDERE I DIRITTI, NON TOGLIERLI IN UNA LOTTA TRA POVERI.
    Se cade l’ultima parvenza di diritto, in questo Paese, è la fine della democrazia.
    Giuseppe Casagrande.

  20. Enzotarax ha detto:

    Mio stimato Diego, volevo parlarti di quell’animale cattivo di nome euro. Hai presente la favoletta del lupaccio cattivo che si mangia tutte le pecorelle? Il problema e che oltre a quel lupo cattivo tanti altri lupi, volpi e faine sono fuggiti con la loro preda e a nessuno sembra interessare. Ti dico subito che io sono contro l’euro e contro l’Europa, e su questo mi pare che siamo d’accordo. Nonostante tutto non ci sto all’idea che l’euro possa costituire il capro espiatorio perfetto che purifica da ogni peccato tutti quegli attori che hanno contribuito al disastro italiano. Ti dico chiaramente che la storia dell’euro come unico responsabile della crisi e’ una cagata pazzesca! Mi chiedo: a cosa serve un economista di fronte ad una situazione difficile di un azienda che chiede la sua consulenza? Mi rispondo: l’economista deve come prima cosa verificare come l’azienda ha speso i soldi nelle precedenti gestioni. Una volta verificato che il vecchio amministratore ha speso un sacco di soldi inutilmente, deve dire al suo capo che i soldi non vanno piu’ spesi in questo modo, e deve anche dare suggerimenti su come invece dovranno essere allocate in futuro le risorse che l’azienda ha a disposizione, per tentare di invertire la rotta e cominciare a marciare bene. Pensi che in Italia negli ultimi 25 anni siano stati spesi bene i soldi degli italiani? Non mi pare! Di anno in anno, deficit dopo deficit, si e’ giunti all’attuale livello mostruoso di debito pubblico di 2250 mld+ 300mld di buffer che ci costano 100mld all’anno di interessi. Il debito pubblico non e’ scoppiato dopo l’euro da un giorno all’altro, ma ha cominciato a lievitare gradualmente a partire dalla meta’ degli anni 70′. In questi anni corre piu’ velocemente perche’ piu’ aumenta il debito piu’ aumentano gli interessi che poi si vanno a capitalizzare. Circa vent’anni fa era gia’ oltre i 1000 mld, e i vari governi che si sono succeduti lo hanno fatto lievitare, quindi anche Berlusconi e Lega, non ce lo dimentichiamo! La mia sensazione è che quest’euro cattivo e’ il capro espiatorio creato ad arte per evitare che sul banco degli imputati finiscano personaggi che si vogliono tenere al riparo da ogni colpa. Che senso ha lamentarsi dell’austerita’ se non si condanna la cattiva allocazione della spesa di questi ultimi 5 lustri e non si forniscono indicazioni valide su come spendere i nuovi soldi presi in prestito con la vendita dei titoli di stato? Che senso ha chiedere di indebitarsi sempre di piu’ se poi quei soldi vengono buttati al vento per le solite cappellate? Il risultato sara’ quello di aggiungere altro debito a quello esistente e far aumentare debito pubblica e futuri interessi passivi. Di per se e’ giusta la richiesta di rendere piu’ flessibile la nostra capacita’ di rifinanziamento, a patto che questi soldi vengano spesi in maniera produttiva. Il professor Bagnai cosa vorrebbe fare? Dare piu’ soldi a Lega Nord e Berlusca pur sapendo in che modo quest li hanno spesi negli anni in cui erano al governo? qui ci sarebbe da fare la lista di tutti gli sprechi e quella dei settori in cui si dovrebbe investire per far generare ritorni economici importanti, ma sarebe troppo lunga. Mi limito solo a dire che la somma di tutti questi soldi spesi male fanno circa 200 mld all’anno, buttati nel cesso. Quando si parla di sforamento di deficit, cioe’ se sforare del 5%, oppure del 3% per come l’Europa impone, si parla di qualcosa di 15 mldi o giu’ di li. Se questi cialtroni che governano, alla stressa stregua di quelli che li hanno preceduti, non sprecassero 200mld in questo modo cosi vergognoso a quest’ora stavamo qui a discutere di questi 15/20 mldi in piu’ da prendere in prestito?

  21. Diego ha detto:

    Egr. Dott. Fusaro,
    Mi piacerebbe conoscere la sua opinione riguardo il problema della verità, o meglio del nostro rapporto con la verità. Posto che la verità va cercata, ma va anche detta? E sempre? O ci sono casi in cui siamo esentati dal dirla e siamo giustificati a dire il falso?

  22. Valerio Maia ha detto:

    In una recente prolusione hai citato come Hegel ammirasse Oliver Cromwell. In quale opera del filosofo tedesco è presente tale affermazione?
    Grazie

  23. daniel ha detto:

    L’uomo nasce nella famiglia e quindi cio’ e’ prova che e’ comunitario, etc. Se in futuro l’uomo nasce in provetta in ospedale senza famiglia, l’uomo non sara’ piu comunitario. L’uomo e’ cio che si trova intorno. Un uomo non smette di essere tale se nasce e muore su un isola deserta, giusto?

  24. Maurizio ha detto:

    Buongiorno.
    Seguo da tempo il suo discorso e lo condivido pienamente.
    Volevo, con questo mio intervento, sottolineare la necessità, secondo me, di rivalutare il ruolo di un filosofo purtroppo trascurato: Max Stirner.
    Trovo la radicale necessità di Sirner di recupero dell’individuo rispetto all’azione alienizzante di qualsiasi pensiero unico di un’attualità disarmante.
    Grazie e ancora complimenti per il suo lavoro.

  25. Renato Ronco ha detto:

    Parafrasando la citazione su Hegel: “L’importante è rimanere fedeli allo scopo di Dio.”

  26. Raffaele ha detto:

    Gentile prof. Fusaro.
    Sono Raffaele Varvara ho 26 anni e sono un infermiere a Milano e laureando magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche presso UniMi. Le scrivo poichè, seguendola, mi sono accorto di avere un’ aspetto comune. Sia Lei che io nel mio piccolo, portiamo avanti una “battaglia” culturale, la sua di portata più ampia, volta a far prendere coscienza delle dinamiche oscure del presente. La mia è una battaglia culturale limitata alla mia categoria professionale. La professione infermieristica ha alle spalle una storia umile ma ha conosciuto, nel corso dell’ ultimo ventennio, un rapido processo di professionalizzazione denso di conquiste sul piano normativo/formativo ed organizzativo; il legislatore ha pensato per noi una figura che si distaccasse definitivamente dall’ essere professione sanitaria ausiliaria (della professione medica) per divenire professione sanitaria autonoma, competente e responsabile in risposta ai mutati e complessi bisogni di salute della collettività. L’ infermieristica dunque vive nell’ epoca della post-ausiliarietà (da notare la somiglianza con post-borghese e post-moderno) in cui si scontrano 2 visioni ontologiche distinte: da una parte i senior, nati professionalmente come ausiliari, continuano ad affermare nella prassi clinica un’ ausiliarietà ormai superata e gli junior formati come professionisti ma che stentano a riconoscersi come tali poichè ogni loro tentativo di emancipazione viene soffocato dal pensiero unico ausiliaristico. Il risultato è la mancata affermazione nella prassi di un professionista già riconosciuto per legge. Questo è il paradosso: non si agisce contro la legge (come è normale nelle dinamiche dissenzienti) ma a favore, eppure la resistenza che avverto nel distaccarsi da quel pensiero unico sembra davvero irresistibile. La battaglia culturale che sto portando avanti è volta al recupero della nostra identità di ruolo per dar seguito nella prassi a quello che il legislatore ha immaginato sulla carta per noi. Anche la società, a cui noi estendiamo le nostre competenze garantendo il diritto alla salute 24h su 24 per 365gg l’ anno, non ci considera professionisti proprio a causa dei messaggi sbagliati lanciati da una parte della categoria infermieristica atteggiante ad ausiliario. I cambiamentI culturali sono lenti e macchinosi ma nella nostra situazione urge inserire dei catalizzatori di processo capaci di accelerare e governare il cambiamento. Io sto cercando, nei limiti delle mie risorse, intanto di costruire una solida coscienza di categoria capace di utilizzare pensiero critico e capace di distaccarsi dal pensiero unico ausiliaristico (preziosi sono i suggerimenti di metodologia del dissenso all’ interno del suo libro “pensare altrimenti”) ma sembra davvero molto difficile perchè non vedo accresce consenso attorno a me anzi sono sempre più emarginato. A volte mi chiedo se sbaglio nei modi con cui conduco una battaglia giusta. Mi farebbe piacere ricevere il punto di vista di un sommo “sacerdote” della cultura come Lei è nonchè consigli pratici su come creare una solida e coesa coscienza di categoria funzionale alla diffusione massima di questa nuova cultura.
    Mi scuso per il disturbo e la ringrazio in anticipo.
    Raffaele Varvara

  27. stefania ha detto:

    Salve Fusaro, complimenti per la purezza, il rigore, la trasparenza con cui procede nelle sue analisi e spiegazioni filosofiche e non solo, riguardo alle diverse tematiche del mondo post-moderno nelle sue differenti declinazioni e occultamenti. Sono un’ autrice milanese e avrei piacere d’ inviarLe la mia ultima opera: “Luce, dell’ombra”, edito Algra editore.
    Complimenti per tutto il lavoro che sta svolgendo, per tutti i video su you tube che ho in parte ascoltato su vari soggetti, ogni volta che La ascolto ho la sensazione di ascendere su un piano intellettivo più grande, superiore direi, è come se la sua arte filosofica e interpretativa del mondo e delle cose mi aprisse a una coscienza più vasta. La ringrazio molto e Le auguro di continuare come già sta facendo a diffondere un pensiero, come il Suo, luminoso e fecondo.
    Grazie
    Stefania Roncari

  28. vincenzo viscardi ha detto:

    Chiarissimo prof. Fusaro, (verrebbe spontaneo darLe del Tu, atteso che Tu! tratti sovente argomenti che per la loro intrinseca natura risultano familiari a chi, come me, non ha la possibilità di esprimerli con tanta chiarezza e determinazione) ciò premesso la presente per una garbata polemica circa l’uso che tu “fai” del mezzo televisivo (meno male!!!):
    Pier Paolo Pasolini, il cui pensiero è a noi molto caro (benché non del tutto esplorato), aveva più volte affermato che la televisione in quanto mass media è di per sé uno strumento di sopraffazione delle masse.
    A tale riguardo è storica l’intervista che il poeta rilascia al giornalista enzo biagi, allorquando lo stesso Pasolini su insistenza dell’intervistatore (in una trasmissione rai del 1971) dichiara che il rapporto che si crea tra chi sta “dietro” lo schermo televisivo e chi invece sta “davanti” allo stesso e pari a quello che si crea tra “Superiore” e “Inferiore”. In altri termini tale rapporto è esso stesso falso, non reale, ponendo in tal guisa chi ascolta in uno stato di soggezione, non avendo possibilità alcuna di controbattere chi è invece padrone dello schermo. In altri termini Pasolini definisce il mezzo televisivo antidemocratico, dittatoriale, (in re ipsa) in quanto, si ribadisce, non vi è un rapporto alla pari tra l’ascoltatore (passivo) e il “padrone” dello schermo.
    Alla luce di quanto testé evidenziato, non ritiene, viste le sue, (per fortuna!!!) numerose apparizioni in TV, di porsi in una posizione di netta contraddizione con il pensiero pasoliniano concernente il mezzo televisivo, (dando per scontato che Lei è in sintonia con l’ assunto del poeta in argomento appena specificato?)
    N.B. E’ appena il caso di precisare che non nutro alcun sentimento negativo nei Suoi confronti, anzi se mi fosse possibile affermerei che sono del tutto in sintonia con il suo pensiero concernente il sociale, la politica e quant’altro Lei analizza con estrema lucidità.
    I sentimenti negativi che nutro nei Suoi confronti sono quelli concernenti una sana invidia in riferimento al Suo bagaglio culturale e alla Sua invidiabile capacità di analisi circa le problematiche socio-economiche del Villaggio Globale!
    Fiducioso in sua puntuale risposta porgo i migliori saluti . Enzo V. (zona orientale di Napoli)
    P.S. Spero un giorno organizzare un incontro qui a Napoli

  29. Rudi ha detto:

    Gentile prof. Fusaro,
    sono uno studente di liceo appena diplomato, le scrivo per avere alcuni chiarimenti su un suo articolo intitolato: “Laura Boldrini? Simbolo della sinistra che non lotta contro, ma per il capitale” uscito su “Il Fatto Quotidiano” e datato 24/08/2017.
    Premetto di non aver (ancora) letto il suo libro “Pensare Altrimenti” cui lei fa riferimento nell’articolo, pertanto mi scuso anticipatamente per un mio eventuale fraintendimento del suo pensiero derivante dal non aver conoscenza completa del suo pensiero. Devo dire che la lettura dell’articolo mi ha particolarmente colpito e non riesco ad astenermi dallo scriverLe oggi stesso, appena dopo aver finito di leggere l’articolo, per comprendere meglio il senso di quanto scritto.

    Nel suo articolo lei scrive: “L’anticomunitaria e globalista “destra del denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi dell’apolide global class post-borghese. La “sinistra del costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico”. Vorrei chiederle cosa lei intende con “destra del denaro” e in particolare se si riferisce alle èlite economiche moderne proprietarie dei mezzi di produzione e che quindi concretamente dettano, marxianamente, la struttura della società, oppure se si riferisce alla destra politica (e quindi sovrastrutturale) che rappresenta e propugna determinati valori comunemente identificati “di destra” e che è rappresentata in Italia da partiti quali ad esempio Forza Italia.
    Dal proseguimento nella lettura del suo articolo la prima interpretazione mi pare più consona al suo pensiero (lei scrive infatti: “La destra del denaro fissa la struttura, la sinistra del costume pone la sovrastruttura”). Se tale interpretazione è corretta, tuttavia, vorrei chiederle che ruolo ha (in termini sovrastrutturali) la destra parlamentare con i valori che essa propugna, che, tenendo da parte il liberismo in campo economico (esplicita adesione ideologica al modello strutturale delle èlite finanziarie), sono generalmente di tipo conservatore e come tali dunque opposti alla “Cultura del nichilismo e del disincantamento” che lei attribuisce invece alla sinistra.
    Se così fosse però paradossalmente la destra parlamentare che dichiaratamente aderisce ad un modello strutturale “finanziario e capitalista” sovrastrutturalmente si opporrebbe a tale modello opponendosi alla già citata “Cultura del nichilismo e del disincantamento” che invece è propria della sinistra…
    Non le sembra piuttosto che nella politica attuale la destra e la sinistra abbiano semplicemente smesso di preoccuparsi di tutto ciò che riguarda la struttura opponendosi solo per quanto riguarda elementi sovrastrutturali, gli unici del resto a costituire una differenza tra i due schieramenti, che avendo aderito alla medesima struttura della società sono diventati indistinguibili dal punto di vista strutturale? Se così fosse l’intero dibattito parlamentare sarebbe incentrato esclusivamente su elementi sovrastrutturali e non intaccherebbe la struttura della società, costituendosi come una battaglia di idee fine a sé stessa e che a seconda può privilegiare o meno (indipendentemente dal fatto che l’idea sia propugnata dalla destra o dalla sinistra) la struttura a cui sia la destra che la sinistra fanno riferimento in modo più o meno consapevole.
    A questo punto l’elettore medio, anche quello che non conosce Marx e non ha mai sentito parlare di struttura e sovrastruttura abbia percezione di questa identità strutturale, in una sorta di “Pensare musicale che non assurge a concetto”, per citare il buon Hegel della Fenomenologia, e in virtù di ciò risponda alla chiamata alle urne, dove sarebbe chiamato a scegliere tra due visioni del mondo che strutturalmente sono indistinguibili, semplicemente non scegliendo, come l’asino di Buridano dinanzi a due blocchi di paglia identici, e abdicando alla sua essenza di membro del Popolo Sovrano, astenendosi… C’è chi dice che l’astensionismo è normale in una democrazia mature. Personalmente sono portato a credere che l’astensionismo è normale in una democrazia che non funziona.
    Detto ciò vorrei conoscere la sua opinione in proposito e vorrei, se possibile, sapere che cosa ne pensa dei rapporti tra destra e sinistra parlamentare e delle identità e differenze tra esse.

    La seconda questione, molto più complessa è quella delle cause che hanno portato la politica, ed in particolare la sinistra alle condizioni attuali. A suo avviso vi è una motivazione storica (crollo dell’URSS, fine del mondo comunista, etc.)? Oppure si è trattato dell’incapacità della sinistra di cogliere l’evolversi dinamico della società, rimanendo ancorata a modelli del passato divenuti oggigiorno anacronistici fino a risultare così fuori dal mondo da dover abbandonare un progetto e una idea di società ormai inattuabili? Perché diciamoci la verità, se nei primi anni del ‘900 in un paese a maggioranza agricola come l’Italia o la Russia aveva senso parlare al proletariato rurale delle campagne contro lo sfruttamento dei latifondisti o, come Gramsci e il gruppo Ordinovista agli operai delle fabbriche rivendicando giusti salari, autogestione e diritti, oggi qualcosa del genere appare decisamente fuori luogo dal momento che dei diritti sono stati concessi, che la maggior parte della popolazione è impiegata nel terziario e quanto ai contadini essi semplicemente hanno cessato di esistere, adesso si chiamano agricoltori e posseggono la terra che coltivano con mezzi agricoli moderni (o fanno coltivare per un salario dignitoso)… Tenendo presente Marx e osservando il mondo da una prospettiva marxista direi che proletario moderno è piuttosto una figura come quella del ricercatore, che nulla ha da offrire se non la sua competenza, che utilizza le risorse di una qualche casa farmaceutica (capitale costante) per produrre un nuovo farmaco (merce, prodotto dell’attività del proletario), che però viene brevettato dalla casa farmaceutica (alienazione del proletario rispetto al prodotto della propria attività, che gli è sottratto) che lo produce su vasta scala guadagnando enormi capitali (plusvalore) dopo aver sottratto il salario del ricercatore stesso (capitale variabile). A questo punto grazie al plusvalore la casa farmaceutica è in grado di agire lobbysticamente per condizionare la politica e la finanza internazionale orientandole verso il proprio interesse, dominando i proletari che pur sono i produttori del plusvalore che dà potere alla lobby stessa. Se così fosse il proletariato moderno sarebbe ben peggio che “privo di coscienza di classe”, poiché pur avendo presente Marx e sentendo parlare del proletariato non sarebbe in grado di associare se stesso alla classe. Del resto la fallita esperienza comunista nei paesi sottoposti al patto di Varsavia non dovrebbe essere di per sè particolarmente invitante (personalmente ritengo che il peggior nemico del comunismo siano stati i comunisti, per lo meno quelli al potere nell’est Europeo).
    Vorrei conoscere il suo pensiero anche su questo argomento,

    Un cordiale saluto,
    M. Rudi

  30. Davide De Santis ha detto:

    Ho apprezzato pienamente il tuo commento, sono un falso giovane di 57 anni lavoratore stabile che è cresciuto sia con i falsi maestri del ’68, sia con la falsa ribellione del rock che subito è stato monopolizzato dalle multinazionali come la Warner Bros. Ormai molti giovani, oltre allo sballo serale, si ritrovano tramite comunità asettiche via internet.
    Cordiali saluti!
    Massimo De Santis
    Via Bottego, 25
    Milano 20132

  31. Francesco Cavalli ha detto:

    errata corrige
    Salve da Mosca, spero che trovera’ il tempo di rispondermi.
    Una mia conoscente, sta portando avanti un progetto molto interessante, Janus Academy, e mi ha posto una domanda alla quale ovviamente non so rispondere: “Ci sono in Italia scuole eredi dell’Accademia Platonica Fiorentina?”.
    Potrebbe suggerirmi lei una risposta? Giusto per conoscenza allego due link, e’ tutto in russo ma credo che a breve riusciro’ a tradurle in italiano il pdf.
    https://vk.com/id41891375,
    https://vk.com/doc41891375_449850197?hash=58a6a25f418045c7f7&dl=cd61614559304c8c29
    Se le dovessero servire informazioni ulteriori son qui…

    Grazie anticipate

  32. Francesco Cavalli ha detto:

    insomma la fretta – c’era rimasta una virgolaccia di troppo
    errata corrige
    Salve da Mosca, spero che trovera’ il tempo di rispondermi.
    Una mia conoscente sta portando avanti un progetto molto interessante, Janus Academy, e mi ha posto una domanda alla quale ovviamente non so rispondere: “Ci sono in Italia scuole eredi dell’Accademia Platonica Fiorentina?”.
    Potrebbe suggerirmi lei una risposta? Giusto per conoscenza allego due link, e’ tutto in russo ma credo che a breve riusciro’ a tradurle in italiano il pdf.
    https://vk.com/id41891375,
    https://vk.com/doc41891375_449850197?hash=58a6a25f418045c7f7&dl=cd61614559304c8c29
    Se le dovessero servire informazioni ulteriori son qui…

    Grazie anticipate

  33. Rafael Di Domenico ha detto:

    Il compagno. Vedo sempre i tuoi video su youtube. Fino alla vittoria sempre

  34. Damiano Rumanò ha detto:

    Egregio professor Fusaro,

    le scrivo, più che da studente, da amante della filosofia, in quanto preferisco definirmi come tale, sebbene ufficialmente sia un iscritto ad una facoltà di filosofia di una nota università italiana. Lo faccio per sottoporre al vaglio critico della ragione una breve questione di ordine politico-sociale. Si tratta di una segnalazione più che di una vera e propria analisi, trasmessa “dialogicamente” da un cittadino “libero” ad un altro.
    Nel mondo “capitalisticamente” globalizzato, l’informazione, ossia la comunicazione di massa, si sa, gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento del potere costituito. La spettacolarizzazione dell’informazione che lei, suppongo, non condivida, non è che la più triste fra le dimostrazioni di tale comunicazione degradata.
    Anzitutto, dunque, approfitto per ringraziarla per i suoi reiterati tentativi di porsi come voce dissidente che prova a dar ossigeno ad un pensiero critico sempre più soffocato da un pensiero dominante volto a svuotare le coscienze, a farle passare da critiche a consumatrici.
    Nel suo volto, che vedo rigorosamente sul web, e nonostante la miseria del rapporto indiretto, traspare l’unione della volontà di dialogo con quella “fatica del concetto” alla quale lei è pervenuto, e che, ha inteso, deve essere trasmessa a chi la conosce ed anche a chi la misconosce.
    Vado, però, al nocciolo della questione.
    Mi pare, nonostante non sia un assiduo consumatore di televisione, che poco si tratti, nei programmi che si autodefiniscono politici (ma anche nei notiziari nazionali), delle questioni inerenti a ciò che avviene nelle assemblee delle Nazioni Unite.
    Invece, su piattaforme internazionali come ad esempio Telesur, che seguo con relativa costanza, si tratta l’argomento con vivo interesse quando non con scrupolosa attenzione.
    Tuttavia, sebbene solo a livello di ipotesi, ho dato una spiegazione a questo singolare fenomeno. Difatti, sebbene l’ Onu sia un organo non privo di contraddizioni, rappresenta, specie a livello di immagine, quindi di comunicazione, un esempio (ed una realtà di fatto) di unità dei popoli; oserei persino dire che esso incarna, e potrebbe ancor meglio incarnare, un rapporto di tipo socialistico fra nazioni, le quali, in vista di una unità universale, annullano le proprie differenze dinanzi al pubblico confronto nella più grande ed importante fra le assemblee del pianeta. Si rifletta sul fatto che in quel momento ciascun paese non è che una scrivania con una bandierina, e che l’unico elemento che distingue i membri dell’assemblea è la responsabilità verso la propria patria e le parole volte, almeno in teoria, alla difesa di questa.
    Mi domando allora quanto sia utile al potere, incarnato quest’oggi da un onnipervasivo regime liberista, presentare e palesare alla cittadinanza dominata i punti di vista di tutti i Paesi del mondo, quelli che, sebbene la maggior parte, i Paesi potenti e le sue incoscienti masse si accingono a definire e a trattare come “Resto del mondo”, in un tripudio di razzismo e fascismo trionfanti.
    Non credo che udire discorsi autenticamente patriottici e rivoluzionari di presidenti di altre nazioni, come quello dell’ormai defunto H. Chavez, ed in generale di tutti i presidenti, non scalfirebbe, anche in misura minima, le coscienze di coloro i quali quell’ orwelliano Resto del mondo (o Terzo Mondo) non saprebbero nemmeno ritrovarlo su una mappa del globo.
    Concludo questo mio intervento sperando di aver infuso filosoficamente e politicamente il dubbio a lei, che sicuramente ha il coraggio e la possibilità di diffondere questa (spero non insignificante) segnalazione, nel caso lei ritenga utile fare la tal cosa.
    Non le tolgo ulteriore tempo e la ringrazio per la cortese attenzione.

    Saluti distinti

    Damiano Rumanò

    P.s.

    Ammetto di riporre una specie di speranzosa e riottosa convinzione secondo la quale la filosofia e la sua divina potenza del dialogo, superino ogni barriera, schermo, gerarchia sociale. Chissà che questa missiva non ne sia un’ulteriore manifestazione.

  35. francesco ha detto:

    Buongiorno Diego Fusaro, scusi il disturbo, ci tengo solo a farla partecipe di una discussione che ho avuto via mail con lo psicoanalista Junghiano Luigi Zoja sul legame tra consumismo e violenza sulle donne, perché mi sembra un tema che può interessare anche la sua riflessione sulla nostra attualità di consumatori occidentali :

    Buongiorno prof Luigi Zoja scusi il disturbo, sono un ragazzo appassionato di filosofia e psicologia e mi sto formando guardando molte conferenze su internet, volevo porle una domanda che ho posto anche a Recalcati ( senza nessuna risposta ), sarò breve :

    mi chiedevo se alla base di molti casi di violenza di uomini verso donne di cui si sente parlare molto in questi giorni non ci sia anche una corresponsabilità del consumismo in cui viviamo, in quanto ho pensato che il progressivo smantellamento delle barriere tra i nostri desideri e la loro realizzazione ci renda sì consumatori perfetti in quanto desideriamo una cosa e la prendiamo subito, quindi consumiamo subito, ma anche persone violente in quanto ho un desiderio distruttivo verso una persona ( per esempio la mia ragazza perché vuole allontanarsi da me ) quindi le faccio violenza . Ovvero mi chiedo se la tendenza ad agire i propri impulsi e a realizzare i propri desideri invece di differirli o negarli non sia frutto della creazione del consumatore perfetto ottimo per il consumo di merci ma poi portatore di queste conseguenze negative . Lei cosa ne pensa ? perché se fosse vera questa ipotesi allora la diminuzione dei casi di violenza e la loro prevenzione implicherebbe una seria messa in discussione del consumismo in cui viviamo e del modello di uomo consumatore da esso propagandato . Con profondo rispetto e stima, grazie per la cordiale attenzione gentilmente concessami . Francesco Gelmini

    ecco la risposta di Luigi Zoja alla mia domanda :
    Sicuramente si. Non posso dimostrarlo, le variabili in gioco sono infinite quanto le dinamiche della società, quindi è difficile isolare un campione di studio e formarne uno di controllo. Ma lo si può dire a buon senso, soprattutto avendo una certa età (lei immagino sia del 1985, io del 1943) e si sono osservati i cambiamenti nei decenni e magari attraverso diversi paesi.
    Se la interessa, ho trattato degli aspetti patologici del consumismo già nel mio primo testo, proprio dell’85, Nascere non basta. Poi – se ricordo bene – qualcosa in Morte del prossimo e in Utopie minimaliste. In un certo senso, tutte le relazioni, e in particolare quelle di coppia profonde, implicanti anche l’eros, sono deformate dal consumismo che ora si combina con la virtualizzazione. Entriamo sempre meno in rapporto con gli altri e sempre più con immagini degli altri.

    Specificamente, però le violenze maschili verso le donne non è sempre detto siano aumentate. Ê possibile che sia diminuita l’inibizione a parlarne, quindi per es che ci siano più denunce o più servizi su questi fatti.

    Auguri x le sue ricerche

    Luigi Zoja

    Via Cagnola, 7
    20154
    Milano
    Italy

    Grazie per la disponibilità con cui mette sempre a disposizione di tutti il suo lavoro su internet,

    con profondo rispetto, gratitudine e stima
    Francesco Gelmini

  36. egidio ha detto:

    quando si parla di sinistra che ha sposato in pieno la visione capitalistica e si fa riferimento ad una data precisa ( 1989 caduta del muro di Berlino) secondo me non si tiene conto che già negli anni 70 e prima ancora con Togliatti la sinistra aveva abbracciato la tesi capitalistica.
    altrimenti non si capisce che il deteriorasi della ideologia proletaria e della lotta di classe a livello sindacale, politico e in genere nel campo ideologico, non può essere solo conseguenza di un capovolgimento esterno , ma di un progressivo abbandono a livello interno della sinistra, della volontà di battere il capitale e organizzare su basi ideologiche alternative le classi sfruttate.
    non dimentichiamo le battaglie per la ricostruzione di movimenti e organizzazioni alternative al pci hanno comportato sacrifici anche combattendo il terrorismo.
    tutto questo perchè non ritengo si debba trascurare un pezzo importante di storia del movimento giovanile ( marxista-leninista) che l’ideologia dominante ha bollato come terrorismo. ci sono stati invece processi nuovi anche se poi falliti. ma io credo che bisogna partire nell’analisi ideologica da molto più lontano per capire la trasformazione interna della “sinistra” .

  37. Giuseppe ha detto:

    Salve Diego
    Sono un docente di filosofia tornato a casa dopo 40 anni di insegnamento. Ho sentito la necessità di scrivere un libro di didattica filosofica dal titolo: Il pensiero determinativo”. Ho preso spunto da Heidegger quando afferma in una sua intervista, “È necessario insegnare a pensare, il pensiero educato ci fa scoprire la bellezza delle idee”. Oppure Derrida quando ci invita a riflettere che non c’è nulla “fuori testo”. Magari Marx: “I filosofi fino ad oggi hanno solo interpretato il mondo in vari modi, ma il punto ora è di cambiarlo”. Oppure Hegel: “Lo spirito oggettivo è lo spirito in quanto si libera della sua individualità e soggettività, e attua la propria libertà in intuizioni storiche concrete che sono il diritto, la morale, l’eticità”. Per concludere con Wittgenstein: “Scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri. La filosofia non è una dottrina, ma un’attività.” Tu sei, secondo il mio modesto giudizio, la personificazione del filosofo che io immagino di identificare nel mio saggio. Mi piacerebbe tanto che tu potessi offrirmi un giudizio sulle mie ipotesi. Un saluto affettuoso. Con ammirazione Giuseppe Visciano

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Diego Fusaro