Libri

“Quanto più ci innalziamo in volo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare” (F. Nietzsche, “Aurora”)

Qui trovate segnalati i principali libri di Diego Fusaro. Come sempre, i vostri pareri e i vostri giudizi sono graditissimi. Grazie. 

Buona lettura!

“L’orizzonte in movimento. Modernità e futuro in Reinhart Koselleck”, Il Mulino, 2012

 

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In forza della sua costitutiva pluridisciplinarità, la riflessione di Reinhart Koselleck (1923-2006) costituisce oggi un importante punto di riferimento per studiosi che, provenienti da esperienze culturali molto eterogenee, trovano nella pratica della “storia dei concetti” (“Begriffsgeschichte”) un fecondo metodo d’indagine e di confronto. Il presente lavoro costituisce la prima monografia – nel panorama sia italiano, sia internazionale – specificamente dedicata alla ricostruzione e all’analisi di pensiero di Koselleck, alla sua genesi e ai rapporti intrattenuti con l’ermeneutica gadameriana, la “teoria del politico” schmittiana, l’ontologia heideggeriana, il “teorema della secolarizzazione” löwithiano e la “Verfassungsgeschichte”. A giusta distanza dalla tradizionale “history of ideas”, l’opera koselleckiana tematizza la concettualità nella sua funzione politico-sociale, facendo convergere il fuoco prospettico della sua analisi sulla “zona di scambio” tra i processi sociali alimentati e tenuti in tensione dal vocabolario moderno e il modo in cui quest’ultimo va modellandosi sul terreno concreto dei conflitti, dei compromessi e degli equilibri dinamici dell’azione e del pensiero politico. Koselleck adombra come in quella “soglia epocale” (“Sattelzeit”) racchiusa tra i due estremi del 1750 e del 1850 la costellazione dei concetti fondamentali della storia e della politica sia andata incontro a una profonda risemantizzazione.

Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx

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Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L’intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza. La linea interpretativa adottata da Ernst Bloch e da Karl Löwith scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un’ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale.

L’ Europe et le capitalisme. Pour rouvrir le futur

 

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L’Union Européenne telle que nous la connaissons aujourd’hui est trop souvent présentée comme la réalisation parfaite de l’idée d’une Europe des peuples et de la liberté. Cet essai renverse cette perspective. Triomphe d’un capitalisme désormais absolu, la création de l’Union Européenne a pu révoquer l’hégémonie du politique. C’est ainsi que pour rouvrir le futur, défendre les peuples et le travail, il faut partir d’une critique radicale de l’Europe de l’euro et de la finance. 
La critique de Diego Fusaro, jeune et brillant philosophe italien, auteur déjà d’une dizaine d’essais qui ont contribué à alimenter le débat en Italie pendant ces dernières années de crise financière, franchit enfin la frontière européenne. Ce nouveau livre de Fusaro sortira en même temps en français, italien et Anglais.

Fichte e l’anarchia del commercio. Genesi e sviluppo di «Stato commerciale chiuso»

 

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Il presente studio monografico affronta il problema della genesi e dello sviluppo del concetto di “Stato chiuso dal punto di vista commerciale” nella riflessione di Johann Gottlieb Fichte. Prendendo in esame la non esigua bibliografia sul tema e le più recenti acquisizioni della Fichte-Forschung, il saggio cerca di mostrare come sia possibile rintracciare, nel percorso teorico fichtiano, una correlazione essenziale tra il fondamento della dottrina della scienza come “sistema della libertà” e la teoria dello Stato chiuso commercialmente così come viene sviluppata da Fichte a partire dal 1800. La “chiusura commerciale” appare a Fichte, nella specifica congiuntura storica in cui si trova a operare, la sola via per reagire all'”anarchia commerciale” e, dunque, per rendere praticabile la dottrina della scienza come inesausto sforzo di razionalizzazione dell’esistente.

Idealismo e prassi. Fichte, Marx e Gentile

 

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Il presente studio affronta il rapporto tra idealismo e prassi nelle riflessioni di Fichte, Marx e Gentile, nella convinzione che tra i sistemi di pensiero dei tre autori si dia un nesso di forte continuità. Per un verso, l’ontologia della prassi su cui si regge la dottrina della scienza fichtiana costituisce la base delle marxiane undici Tesi su Feuerbach. Per un altro verso, l’attualismo di Gentile opera una riforma della dialettica hegeliana in cui risuona il timbro del prassismo fichtiano e marxiano. L’ideale marxiano della prassi trasformatrice non soltanto è presente in Fichte come in Gentile: è la chiave stessa dell’idealismo e del suo rigetto di ogni dogmatica resa alle logiche dell’esistente. In un rovesciamento integrale delle letture più consolidate, si adombra per questa via il carattere intrinsecamente idealistico della prassi e, in maniera convergente, l’essenza antiadattiva dell’idealismo.

Coraggio

 

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Personale e soggettivo per sua natura, virtù virile che trova nel campo di battaglia la propria “scena originaria”, il coraggio è il luogo in cui rifulge la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutte le avversità e i rischi che indurrebbero a scelte differenti o, semplicemente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti della fortezza. Il “coraggio della verità”, come lo chiamava Foucault, è anche l’essenza dell’impresa filosofica e dell’audacia del “dire-di-no” della critica: essere contro significa, infatti, avere il coraggio dell’indocilità ragionata, in primo luogo della propria dissonanza rispetto all’esistente, ma poi anche della volontà di delineare diversamente la morfologia del reale in opposizione alle logiche conservative del potere e al “senso comune” che accetta il mondo non perché sia buono o giusto in sé, ma perché, per inerzia, ritiene che non possa essere altro da quello che è.

Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico

 

 

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Questo lavoro cerca di mettere in luce come accanto a quelle che sono state tradizionalmente individuate come le «tre fonti» del pensiero di Marx (l’economia politica inglese, il socialismo francese e la filosofia tedesca) ve ne sia una quarta, solitamente trascurata: il materialismo atomistico di Epicuro. L’interesse marxiano per il pensiero epicureo non è episodico né casuale, come molti interpreti hanno sostenuto: non solo Marx si laurea con una tesi su Epicuro, ma continua a vedere in lui, nelle successive evoluzioni del suo pensiero, un imprescindibile punto di riferimento, rintracciando nel filosofo greco il fondatore di quella tradizione saldamente materialistica e atea – alternativa all’idealismo platonico e poi hegeliano – a cui egli stesso intende riallacciarsi col suo «materialismo storico». Oltre che per comprendere la genesi della «concezione materialistica della storia», Epicuro è anche importante, se non per risolvere, almeno per riflettere su alcuni grandi nodi problematici della riflessione marxiana, come il valore da attribuire alla scienza, il peso da riconoscere alla libertà dell’agire umano,  alla critica della religione e al «farsi mondo» della filosofia.

Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx

 

 

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In opposizione all’immagine gratificante che l’epoca moderna diffonde di sé come «regno della libertà» pienamente dispiegata, Marx scopre come anche nel mondo moderno sopravviva una particolare forma di schiavitù, dai contorni difficilmente percepibili: la «schiavitù salariata» di una classe sociale che, in una condizione di privazione totale, è costretta ad alienare la propria forza-lavoro e a vendersi quotidianamente.

La libertà formale di cui godono i lavoratori salariati nasconde un asservimento economico dissimulato dalla «finzione giuridica» del contratto di lavoro e, per molti versi, analogo a quello dell’antico schiavo: in un coerente intreccio di filosofia della storia e di indagine economica, Marx scopre che, nonostante la diversa condizione formale, l’operaio e l’antico schiavo vengono a coincidere nell’estorsione di «pluslavoro» a cui sono soggetti. In questo modo, tra passato e presente sussiste una forte continuità: l’antico schiavo, il servo della gleba e il moderno salariato si configurano inaspettatamente come tre proiezioni storiche della stessa figura del lavoratore asservito, come tre diverse forme della stessa sostanza schiavistica che ha accompagnato la storia in ogni sua fase; ma con una differenza decisiva: gli «schiavi del salario» costituiscono una classe potenzialmente rivoluzionaria, in grado di spezzare l’incantesimo di alienazione e sfruttamento in cui è sospeso il mondo moderno.

Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita

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Viviamo nell’epoca della fretta, un “tempo senza tempo” in cui tutto corre scompostamente, impedendoci non soltanto di vivere pienamente gli istanti presenti, ma anche di riflettere serenamente su quanto accade intorno a noi. L’endiadi di essere e tempo a cui Martin Heidegger aveva consacrato il suo capolavoro del ’27 sembra oggi riconfigurarsi nell’inquietante forma di un perenne essere senza tempo. Figlio legittimo dell’accelerazione della storia inaugurala dalla Rivoluzione industriale e da quella francese, il fenomeno della fretta fu promosso dalla passione illuministica per il futuro come luogo di realizzazione di progetti di emancipazione e di perfezionamento, la nostra epoca “postmoderna”, che pure ha smesso di credere nell’avvenire, non ha per questo cessato di affrettarsi, dando vita a una versione del tutto autoreferenziale della fretta: una versione nichilistica, perché svuotata dai progetti di emancipazione universale e dalle promesse di colonizzazione del futuro. Nella cornice dell’eternizzazione dell’oggi resa possibile dalla glaciale desertificazione dell’avvenire determinata dal capitalismo globale, il motto dell’uomo contemporaneo – mi affretto, dunque sono – sembra accompagnarsi a una assoluta mancanza di consapevolezza dei fini e delle destinazioni verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente. (Prefazione di Andrea Tagliapietra)

Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo

 

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La modernità è anche la storia del nesso di tensione, adattamento e contrasto tra la filosofia e l’assolutizzazione del mercato in cui si condensa lo spirito del capitalismo. Sulle orme di Hegel e di Marx, il libro delinea una fenomenologia dello spirito del capitalismo condotta sui due piani della storia della modernità e delle principali figure del pensiero che l’hanno animata. Massima alienazione dell’uomo rispetto alle proprie potenzialità ontologiche, l’odierno monoteismo del mercato è la prima società in cui regna sovrano il principio metafisico dell’illimitatezza, il “cattivo infinito” della norma dell’accumulazione smisurata del profitto a scapito della vita umana e del pianeta. In questo scenario, la filosofia resta il luogo del rischio assoluto: infatti, essa è il luogo della possibile resistenza al nichilismo della forma merce e, insieme, della sua eventuale legittimazione in stile postmoderno. Saggio introduttivo di Andrea Tagliapietra.

“L’orizzonte in movimento. Modernità e futuro in Reinhart Koselleck”, Il Mulino, 2012

 

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L’odierna Unione Europea è troppo spesso presentata come la realizzazione perfetta dell’idea di un’Europa dei popoli e della libertà. Il presente saggio rovescia questo comune modo di intendere la realtà. A un’analisi attenta e ideologicamente non condizionata, infatti, l’Europa corrisponde a una “rivoluzione passiva” (Gramsci) con cui i dominanti, dopo il 1989, hanno stabilizzato il nesso di forza capitalistico e l’hanno fatto rimuovendo la forza che ancora in parte lo contrastava, lo Stato nazionale sovrano, con il primato del politico sull’economico e con diritti sociali garantiti. Trionfo di un capitalismo ormai assoluto, la creazione dell’Unione Europea ha provveduto a esautorare l’egemonia del politico: ha aperto la strada all’irresistibile ciclo delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa pubblica, della precarizzazione forzata del lavoro e della riduzione sempre più netta dei diritti sociali, imponendo la violenza economica ai danni dei subalterni e dei popoli economicamente più deboli. Per questo, la sola via per riaprire il futuro, per difendere i popoli e il lavoro e per continuare nella lotta che fu di Marx e di Gramsci, deve oggi muovere da una critica radicale dell’Europa dell’euro e della finanza.

Antonio Gramsci. La passione di essere nel mondo

 

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Antonio Gramsci è, più di ogni altro, autore fecondamente “inattuale”, dissonante rispetto allo spirito del nostro presente. A caratterizzare il rapporto che l’odierno tempo del fanatismo dell’economia intrattiene con Gramsci è, infatti, la volontà di rimuoverne la passione rivoluzionaria, l’ideale della creazione di una “città futura” sottratta all’incubo del capitalismo e della sua mercificazione universale. Risiede soprattutto “nell’attuale inattualità” della sua figura la difficoltà di ogni prospettiva che aspiri oggi a ereditare Gramsci e ad assimilare il suo messaggio: ossia ad assumere come orientamento del pensiero e dell’azione la sua indocilità ragionata, fondata sulla filosofia della praxis dei “Quaderni”. Essa trova la sua espressione più magnifica nella condotta di vita gramsciana, nel suo impegno e nella sua coerenza – pagata con la vita – nella “lotta per una nuova cultura, cioè per un nuovo umanesimo”. Critica glaciale delle contraddizioni che innervano il presente e ricerca appassionata di un’ulteriorità nobilitante costituiscono la cifra del messaggio dell’intellettuale sardo: l’ha condensato lui stesso nel noto binomio del “pessimismo dell’intelligenza” e dell'”ottimismo della volontà”. Ereditare Gramsci significa, di conseguenza, metabolizzare la sua coscienza infelice e non conciliata, la passione durevole della ricerca di una felicità più grande di quella disponibile.

Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario

 

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Marx è morto. È questa l’ossessiva litania che siamo ormai abituati a sentire. Dietro tale canto funebre si cela però, forse, l’auspicio che tale trapasso abbia luogo davvero, perché il “morto” in questione è ancora in forze e non cessa di seminare il panico tra i vivi. Chi si ostina a ripetere, in nome di Dio o del Mercato, che “Marx è morto” lo fa, allora, perché assillato dal suo spettro.- esso continua infatti a denunciare le contraddizioni di un mondo capovolto. Anche oggi che il “socialismo reale” è naufragato e che la storia ha mandato in frantumi il sogno di Marx, il fallimento delle sue profezie non intacca l’esattezza della denunce da lui formulate, e la sua critica radicale del capitalismo rappresenta ancora lo strumentario concettuale più “forte”per criticare la società esistente e le contraddizioni che la permeano. Il progetto marxista continua a essere la più seducente promessa di felicità di cui la filosofia moderna sia stata capace.

Il futuro è nostro. Filosofia dell’azione

 

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Il sistema economico in cui viviamo, a differenza dei regimi del passato, non pretende di essere perfetto: semplicemente nega l’esistenza di alternative. Per la prima volta il potere non manifesta le proprie qualità, ma fa vanto del proprio carattere inevitabile. Il nuovo saggio di Diego Fusaro è un colpo di frusta alla retorica della realtà come situazione immutabile, all’abitudine di prenderne atto anziché costruirne una migliore. Si impone così il principale comandamento del monoteismo del mercato: “non avrai altra società all’infuori di questa!”. Il primo compito di una filosofia resistente è quindi ripensare il mondo come storia e come possibilità, creare le condizioni per cui gli uomini si riscoprano appassionati ribelli in cerca di un futuro diverso e migliore. A partire da questo pensiero in rivolta, si può combattere il fanatismo dell’economia: e, di qui, tornare a lottare in vista di una più giusta “città futura”, un luogo comune di umanità in cui ciascuno sia ugualmente libero rispetto a tutti gli altri.

Pensare altrimenti

 

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Da sempre, sia pure in forme diverse, gli uomini si ribellano. Difficilmente le rivolte si lasciano ricondurre a un paradigma unitario, ma presentano come orizzonte comune la rivendicata antitesi rispetto a un ordine costituito o a un «comune sentire» che si pretende giusto. La cellula genetica del dissenso corrisponde a un sentire altrimenti che è, già virtualmente, un sentire contro: e che, per ciò stesso, può trapassare nelle figure concrete in cui il dissentire si cristallizza facendosi operativo. Il pensiero ribelle deve costituire oggi il gesto primario contro l’uniformazione globale delle coscienze che si sta registrando nell’orizzonte del nuovo pensiero unico e del falso pluralismo della civiltà occidentale. Diego Fusaro si propone qui di analizzare le figure del pensare altrimenti, le declinazioni storiche del dissenso e la sua fenomenologia.

La farmacia di Epicuro. La filosofia come terapia dell’anima

 

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Fin dall’antichità, il pensiero di Epicuro fu paragonato a un potente farmaco finalizzato a debellare i mali dell’anima che da sempre tormentano l’uomo impedendogli di vivere serenamente: ma sappiamo che il termine greco pharmakon racchiude in sé i due opposti significati di “medicina” e di “veleno “; e, a ben vedere, la stessa duplicità anima la filosofia di Epicuro, che, nella misura in cui si pone come medicina per l’anima umana, assume il carattere di veleno che distrugge dall’interno la filosofia tradizionalmente intesa come disinteressata contemplazione della verità.

Marx, again! The Spectre Returns

 

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In this radical new book, Dr Diego Fusaro examines the current neo-liberal world through the lens of Marx. The present age has declared itself to be post-ideological, and yet it is the most ideological age of all. Only one ideology has survived, linked to capitalism, the very concrete abstraction which dominates as a real economic fanaticism.
“I share Diego Fusaro’s analysis: whereas Marx by himself is not enough today, it is also not possible to understand, criticise and finally overcome the contradictions of triumphant capitalism without Marx. … From Fusaro’s text emerges a Marx who is freed from dogmatism, scientism and the myth of guaranteed progress, but not from the ability to criticise injustice and to propose a real emancipation of humankind. A non-Marxist Marx…”  (Gianni Vattimo)

Europa y capitalismo. Para reabrir el futuro.

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Se suele presentar a la Unión Europea como la realización perfecta de la idea de una Europa de los pueblos y la libertad. Europa y capitalismo desmonta este modo de entender la realidad. Un análisis cuidadoso y sin condicionamientos ideológicos que revela que, en Europa, se ha producido una «revolución pasiva» (Gramsci) con la que las élites han estabilizado la relación de fuerza capitalista eliminando la potencia que todavía, en parte, se les oponía: el estado nacional soberano, con su preponderancia de la política sobre la economía y sus derechos sociales garantizados. La creación de la Unión Europea, triunfo de un capitalismo ya absoluto, se encargó de desautorizar la hegemonía de la política, dando paso al irresistible ciclo de privatizaciones y recortes del gasto público, de precarización forzosa del trabajo y reducción cada vez más tajante de los derechos sociales, imponiendo la violencia económica en perjuicio de los subalternos y los pueblos de economía más débil. Ejemplos como Grecia ponen de manifiesto esta estrategia. Por eso, hay que recuperar el futuro, en palabras de Fusaro, ya que el único camino pasa ahora por una crítica radical de la Europa del euro y las finanzas.

Europe and capitalism. Regaining the future

 

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The current E​uropean Union is too often presented as the Europe of peoples and freedom. This essay overturns this common way of understanding our political reality. In fact, upon closer and unbiased analysis, Europe appears to be the result of a “passive revolution” (Gramsci) through which the dominant class, after 1989, has managed to stabilise capitalist relations of power. This happened at the expense of the force which had partly resisted it: the sovereign nation state, which gave primacy to the political over the economic and guaranteed social rights. Marking the absolute triumph of capitalism, the creation of the European Union has managed to deprive politics of any hegemony: it has paved the way to the unstoppable cycle of privatisations and cuts to public spending, to the enforced precarisation of work and to the ever sharper reduction of social rights, imposing economic violence to the detriment of the subaltern and the economically weakest peoples. For this reason, the only way to open up the future once again, to defend peoples and labour, and to carry on that struggle once fought by Marx and Gramsci, is a radical critique of the euro and contemporary finance.

Ευρώπη και καπιταλισμός

 

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Η σημερινή Ευρωπαϊκή Ένωση παρουσιάζεται πολύ συχνά ως η τέλεια πραγματοποίηση της ιδέας μιας Ευρώπης λαών και ελευθερίας. Το παρόν δοκίμιο αντιστρέφει αυτόν τον κοινό τρόπο αντίληψης της πραγματικότητας. Με μια προσεκτική και ιδεολογικά ανεπηρέαστη ανάλυση, η Ευρώπη πράγματι μοιάζει με μια παθητική επανάσταση (Gramsci) όπου οι εξουσιάζοντες μετά το 1989 καθιέρωσαν τον σύνδεσμο της καπιταλιστικής δύναμης: αυτό επετεύχθη απομακρύνοντας τη δύναμη που κατά μέρος μπορούσε ακόμη να τον εξουδετερώσει, αυτή δηλαδή του υπέρτατου εθνικού Κράτους, όπου τον πρωτεύοντα ρόλο είχε η πολιτική πάνω στην οικονομία καθώς επίσης και τα εγγυημένα εθνικά δικαιώματα. Θριαμβεύει λοιπόν ο καπιταλισμός που είναι πλέον απόλυτος, η δε δημιουργία της Ευρωπαϊκής Ένωσης προέβλεψε να αποδυναμώσει την πολιτική ηγεμονία: άνοιξε τον δρόμο στον ακαταμάχητο κύκλο των ιδιωτικοποιήσεων και της μείωσης της δημόσιας δαπάνης, στην προσωρινότητα της εργασίας και στην ολοένα βεβαιότερη μείωση των κοινωνικών δικαιωμάτων, επιβάλλοντας την οικονομική βία στους εξαρτώμενους και οικονομικά πιο αδύναμους λαούς. Γι’ αυτό τον λόγο η μόνη οδός για να ανοιχτεί εκ νέου το μέλλον, για να υπερασπίζονται οι λαοί και η εργασία και για να συνεχίσουμε τη μάχη του Marx και του Γκράμσι είναι να ξεκινήσουμε από μια κριτική ριζική της Ευρώπης, του ευρώ και των οικονομικών.

 

Todavía Marx

 

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Todavía Marx, el último libro de Diego Fusaro, es un libro de filosofía en el que el pensador italiano enlaza el pensamiento de Marx con Hegel y Fichte, y reivindica la pervivencia de un Marx no marxista útil para pensar la coyuntura actual.
Gianni Vattimo, importante filósofo italiano y uno de los principales autores del postmodernismo (discípulo de Hans-Georg Gadamer) afirma en su prólogo para Todavía Marx: “La lucha de clases existe, Marx tenía razón, y la están ganando los dominadores, sin encontrar resistencia por parte de los condenados del planeta, reducidos a ser el sujeto pasivo que padece en silencio. Mientras existan el capitalismo, la lucha de clases, la enajenación y la explotación, Marx estará vivo: es más, será un punto de referencia imprescindible para las luchas cuyo fin sea la liberación.” Y añade: “únicamente Marx […] es insuficiente; pero sin él no se pueden comprender, criticar y, eventualmente, superar las contradicciones del capitalismo actualmente triunfante.”

Fichte e la compiuta peccaminosità. Filosofia della storia e critica del presente nei «Grundzüge»

 

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Scopo del presente studio monografico è un’analisi storicofilosofica dei principali nuclei teorici della filososofia della storia sviluppata da Johann Gottlieb Fichte nelle sue lezioni tenute a Berlino dal 4 novembre 1804 al 17 marzo 1805 e pubblicate nel 1806 con il titolo di Tratti fondamentali dell’epoca presente (Grundzüge des gegenwärtigen Zeitalters). In un costante richiamo delle pregresse acquisizioni teoriche fichtiane, delle filosofie della storia anteriori e successive (kant, Schelling, Hegel) e delle più autorevoli voci della Fichte-Forschung, il saggio esamina in particolare le seguenti categorie concettuali: la divisione dei compiti tra storici e filosofi, il nesso tra filosofia della storia e dottrina della scienza, la relazione tra la libertà degli enti finiti e il “piano del mondo” (Weltplan), la concreta periodizzazione della storia universale e la serrata critica del presente, connotato da Fichte come “epoca della compiuta peccaminosità”.

The Place of Possibility: Toward a New Philosophy of Praxis, Pertinent Press, London 2017
………………………………………………..One difference between the economic system in which we live and the systems of the past is that the former does not claim to be perfect. It merely denies the existence of alternatives. For the first time, power does not manifest its qualities, but simply claims that its nature is inevitable. Diego Fusaro’s new essay is a strong rejection, like a whiplash, of the rhetorical claim that reality is an immutable situation and of the habit of accepting it lying down instead of building a better one. This rhetoric gives rise to the principal commandment of Market Monotheism: “thou shalt have no other society before this!” The first task of a philosophy of resistance is to rethink the world as history and possibility, to create the conditions according to which men rediscover themselves as passionate rebels in search of a different and better future. Starting from this revolutionary thought, one can struggle against economic fanaticism and for a fair “city of the future”, a place common to all humanity in which each and every one is equally free compared to all the others.
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Diego Fusaro