Un gruppetto di quelli settari che si riproducono per gemmazione mi aveva invitato a Pescara, dando per scontato che tutti non si veda l’ora di ricevere dall’alto il loro gentile invito, traendone gloria e onore. Li ho ringraziati e ho chiesto un compenso: fino a qui, nulla di strano, si dirà. In fondo, il primo principio della società giusta, umanizzata, socialista o comunque la si voglia chiamare è il riconoscimento del lavoro altrui. E invece, curiosamente, l’egoista, cinico, capitalista nel tempo dell’Expo di Milano diventa chi ha la sfacciataggine di chiedere pure di essere pagato per il lavoro svolto.
Apriti cielo: nei loro gruppettini settari e bercianti con tanto di venti lettori di manzoniana memoria si apre il pandemonio. Insulti, offese, starnazzamenti: insomma, le usuali patologie dei leoni da tastiera, che comprovano fattualmente la nota tesi di Eco su chi popola le reti sociali… Ma si sa, come scrisse Nietzsche “imprecare è un piacere per ogni piccolo diavolo, vi è una piccola ebbrezza di potenza”. Il nano si sente gigante, al sicuro dietro lo schermo del suo terminale. Li compiango e li saluto con affetto, compreso il loro animatore, un “pensatore” che, dall’alto della sua vuota profondità, si sente re del gruppetto settario a incidenza pratica pari a zero. E dato che mi ricordano che dovrei mollare scrittura, studi, affetti e recarmi al loro “convegnone” a Pescara in nome dell’Ideale, mi permetto di ricordare loro: con piacere, cari amici, se riuscirete a convincere il suddetto Ideale a pagare lui a fine mese bollette, affitti e quant’altro.











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