Alla fine ci sono riusciti. Vincent Lambert, il francese quarantaduenne tetraplegico in stato vegetativo da ormai undici anni, è stato condannato a morte dalla Corte di Cassazione francese.

Il calvario di Vincent Lambert inizia il 29 settembre 2008, quando viene ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Châlons-en-Champagne, in Francia, a seguito di un incidente stradale. Da allora, è divenuto un caso-tipo per la stampa e per gli studiosi di medicina e bioetica.

La prima decisione di interrompere l’alimentazione arriva nel 2013, con il solo accordo della moglie e tutti gli altri familiari all’oscuro. Da lì è stato un susseguirsi di tentativi di eutanasia, con la complicità della giustizia francese e della Cedu, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Lo scorso 20 maggio c’era stato un altro tentativo di soppressione atto dal medico curante con la sua equipe, interrotto grazie all’intervento della commissione ONU per i diritti dei disabili. Dopo una tregua di poche settimane, ecco che il 2 giugno la Corte di Cassazione decreta l’interruzione di alimentazione e idratazione per il paziente. Una condanna a morte spietata, senza alcuno scrupolo, meritevole di essere paragonata ai peggiori crimini compiuti dai peggiori assassini.

Sì, questo si sono rivelati all’Eliseo: assassini. Chi di noi non giudicherebbe, anche senza la scorta di un bagaglio etico approfondito, come assassino una persona che uccidesse un disabile incapace di difendersi? La decretata fine di Vincent è segno della morte dell’Europa. Anticipazione profetica, di sciagura ovviamente, e mistica metafora di un escatologico declino.

La grande Europa, culla della civiltà occidentale, faro di luce per tutti i popoli, luogo della manifestazione dei più grandi geni della Storia, continente ove si è costituita la stessa etica nella sua immensa grandezza, è oggi ludibrio di se stessa, putrido cadavere barcollante sull’orlo del baratro di un abisso senza ritorno. L’Europa che ha dato la vita all’umanità oggi sceglie la morte.

Non c’è da stupirsi, purtroppo. La Francia, nazione che si accolla la responsabilità di questo caso che non è forse l’unico, ha preferito già da tempo la via dell’ordoliberismo nichilistico più sfrenato, in cui la desacralizzazione del tutto ha consacrato, dall’altro lato, la banalità del male a legge egolatrica, misura relativistica che pervade ogni ambito della vita umana, sia individuale che sociale. Non è bastato il crollo della cattedrale di Notre-Dame, simbolo della bimillenaria cultura cristiana e della storia francese, no: era necessario proseguire. L’ eutanasia imposta per vincolo giudiziario è solo uno dei tanti perversi meccanismi della bestia infernale che sempre più viene allo scoperto. In fin dei conti, liberalità è anche questo: scegliere tutto ciò che si vuole, senza alcuna regola, senza una norma morale interna o esterna. Il caos cosmico della vita dell’era tecnoliquida del transumanesimo odierno non può che avere una direzione: l’autodistruzione.

Forse dovremmo dire, seguendo i calcoli delle élite, l’annientamento delle masse, perché è certo che per i propri personali affari non è previsto alcun encomio funebre. Anzi, negli aurei palazzi si discute come riuscire a ingannare ancora il popolino, spostando ancora una volta l’attenzione dal cuore del problema, inducendo da un lato bisogni consumistici e desideri immotivati e, dall’altra parte, offrire immediatamente il prodotto da consumare, nella continua concatenazione del mercato capital-liberista che non prevede una fine, perché il burattinaio non è utente, ma solo governante e quindi non rischia nulla. Come al solito, i padroni si fingono compari di sventura dei servi per ingraziarsi la loro opinione, mentre alle spalle ordiscono il successivo atto criminale da compiere al tempo più opportuno e conveniente.

La distruzione sistematica della vita, in tutti i suoi stadi e le sue forme, è l’ennesima “conquista” di questi vili personaggi.

Una storia tragica quella di Vincent, che pare proprio studiata a tavolino.

C’è infatti dietro a tutto questo un meccanismo perverso, che va molto di moda negli ultimi decenni: creare un precedente in termini giuridici, fare la norma, normalizzarla. Funziona sempre così. Nel caso in questione, Vincent viene ucciso con una eutanasia di Stato, successivamente viene portata all’attenzione del Governo una proposta di legge per l’eutanasia fatta a discrezione dei medici (è deplorevole anche solo chiamarli tali, ndr), e infine si rende socialmente normale il fatto che quando entri in un ospedale potresti anche non uscirne vivo perché sei malato e chi ti dovrebbe curare preferisce ammazzarti. Una cosa assurda, direte? Invece no, c’è una infinità di casi simili, è un maccanismo ce si studia a livello giuridico.

Davanti a misconoscimento della dignità più autentica, ontologica ed essenziale della persona, davanti all’avanzare della mortifera anti-cultura, nella desolazione lasciata da un vuoto creato dall’assenza dei riferimenti religiosi e politici, nella persistente demoralizzazione e decadenza dei costumi e dei valori, è indispensabile, anzi irrinunciabilmente urgente recuperare una metafisica della vita sociale il cui centro vi sia il riconoscimento della dignità autentica dell’uomo, il recupero della nobile politica e il debellamento dei nemici del Bene comune. Altrimenti l’esito è già da ora fin troppo prevedibile. Purtroppo.





“Il mondo sempre è quello che noi lo facciamo”. (G. Gentile, Sistema di logica)







(Visualizzazioni 439 > oggi 1)