Da dieci giorni l’attenzione dei media italiani è rivolta al caso “Savoini”, amico di Salvini finito al centro di una storia che riguarda una presunta compravendita di petrolio dalla Russia che, allo stato, tutti dicono non essersi concretizzata. Alcuni hanno avanzato delle similitudini con il caso “Strache”, importante politico austriaco “populista” costretto a dimettersi dal governo dopo la pubblicazione di un audio imbarazzante. Nel merito i due casi non sembrano paragonabili visto che, mentre l’austriaco ha partecipato direttamente all’incontro dello scandalo, Salvini è finito al centro delle polemiche solo a causa di Savoini, presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia. Come mai una storia che vede protagonisti personaggi di secondo piano, con riferimento tra l’altro ad una compravendita che tutti negano essere poi realmente avvenuta, ha catalizzato in maniera così ossessiva e pervicace l’attenzione di tutto il nostro “circo mediatico”? Io credo che il “mainstream”- voce autentica del potere reale- cavalchi questo “caso” per mandare “erga omnes” un messaggio che esula in realtà dal merito di una vicenda altrimenti trascurabile. Il messaggio in estrema sintesi è questo: “tutti quelli che intendano sposare e proporre un progetto geopolitico che teorizzi il superamento dell’unipolarismo occidentale e la creazione di un nuovo ordine mondiale multipolare sappiano di essere- per l’oggi e per il domani- nel nostro mirino”. Il potere profondo che governa l’Italia- quello consolidatosi all’indomani del biennio stragista ’92-’93- vuole impedire cioè che nasca un dibattito franco e libero intorno a temi ed argomenti che devono rimanere “tabù”. Nessuno può e deve dubitare circa il definitivo trionfo della globalizzazione e, conseguentemente, mettere in discussione l’euro e la Ue, “pietre d’angolo” di un così “brillante” processo storico destinato ora ad accelerare per merito della tedesca “europeista” e “federalista” Ursula Von Der Leyen, nuova “stella” del firmamento continentale che ha già indicato nella Russia il pericolo principale dei nostri tempi (clicca per leggere), seguita a ruota da un figuro come Mario Monti che apre bocca per definire “gravissimi” i rapporti tenuti da Salvini con i russi, noti “avversari” (il pavido professore vorrebbe dire “nemici” ma non ci riesce) dell’Europa (clicca per leggere). Come tutti i fanatici anche i “mondialisti” negano la realtà, continuando a schiumare rabbia e fare la faccia feroce nella speranza- vana- di ottenere con la minaccia ciò che non possono più avere con il consenso. Questi esaltati dovrebbero serenamente prendere atto che la “globalizzazione” è un processo fallito perché respinto dai popoli, come tra l’altro già ampiamente previsto e scritto da pensatori cinici e realisti come Samuel Huntington (“Lo Scontro delle Civiltà”) e Henry Kissinger (“Nuovo Ordine Mondiale”). E’ in atto quindi una melliflua e dissimulata criminalizzazione del pensiero che vede in prima linea il quotidiano La Repubblica, organo di stampa ossessionato dai russi, che tende a gettare di continuo “ombre” e “sospetti” su tutti quelli che hanno osato, osano e oseranno intrattenere rapporti di scambio culturale o semplicemente amicale con il filosofo Dugin, autore di libri decisivi come “La Quarta Teoria Politica”, impropriamente dipinto dal “mainstream” come il “Rasputin di Putin”. Questo vergognoso e reiterato tentativo di trasformare il pensiero e l’idea in crimine va respinto con forza al mittente.





“Colui che non sa, non è libero perché di contro a lui sta un mondo estraneo, un al di là ed un al di fuori da cui dipende, senza che egli abbia fatto per sé questo mondo estraneo e senza quindi che egli sia in esso presso di sé come in ciò che è suo. L’impulso al sapere, la spinta alla conoscenza, dai gradini più bassi fino al gradino supremo della visione filosofica, nasce solo dallo sforzo di superare quel rapporto di non libertà e di appropriarsi del mondo nella rappresentazione e nel pensiero". (G.W.F. HEGEL, Lezioni sull'estetica)







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