È stato chiuso proprio oggi byoblu di Claudio Messora. Si tratta di un fatto assai grave, poiché è la prova che, con la involuzione autoritaria e verticistica in atto, non è più al sicuro nemmeno la libertà di pensiero e di espressione. Non si tratta, ovviamente, di approvare tutto ciò che byoblu sostiene e difende: si tratta, invece, di difendere strenuamente il diritto di byoblu e di ogni cittadino italiano di sostenere e difendere liberamente ciò che pensa. Non deve in alcun modo passare il pernicioso principio secondo cui a decidere cosa si può dire o no è un padrone apolide di piattaforme private del nuovo capitalismo della sorveglianza. Non dimenticate il fatto, suffragato dalla storia, secondo cui i regimi si affermano un pezzo alla volta: cosicché poi i cittadini si domandano increduli come sia stato possibile l’affermarsi di quel regime di cui avevano approvato, per convinzione o negligenza, le singole mosse che venivano gradualmente compiute. Voglio ricordare l’ovvio, citando il grande Spinoza: la democrazia è quella forma di governo nella quale tutti e ciascuno dispongono della libertas philosophandi, cioè del sacrosanto diritto di dire e di pensare tutto ciò che vogliono. Un governo che limitasse o addirittura sopprimesse la libertas philosophandi semplicemente non sarebbe più nemmeno formalmente democratico. Ed è purtroppo questa la direzione verso la quale ci stiamo speditamente dirigendo, grazie al paradigma narrativo dell’emergenza come metodo di governo: si fa passare l’idea che la “disinformazione”, cioè ogni sapere non allineato, sia pericolosa e che dunque, al fine di garantire la sicurezza di tutti e di ciascuno, occorra impedire in ogni modo la possibilità stessa di espressione di quel pensiero.












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