Dissento, dunque siamo



“L’essenziale rimane continuare, come qui, a camminare per la stessa via, senza curarsi dell’opinione pubblica, quale che sia, intorno a sé”.

(M. Heidegger, “Seminari”)

In questa sezione, trovate, proposti in rotazione, gli interventi di Diego Fusaro nella rubrica filosofico-politica “Dissento, dunque siamo” tenuta per “Pandora tv” sotto la direzione di Giulietto Chiesa. Ogni volta che accedete a questa pagina vi viene proposto un video diverso. Scopo della rubrica è stimolare a pensare altrimenti e a maturare forme di “indocilità ragionata” (Foucault). Su questo tema, si rimanda anche al libro di Diego Fusaro “Pensare altrimenti. Filosofia del dissenso” (Einaudi, 2017).

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2 Responses to Dissento, dunque siamo

  1. marco biondi ha detto:

    Spett.le Professore, dopo aver letto e seguito tutto il possibile del Suo pensiero mi sorgono degli interrogativi “critici” ai quali sarei onorato di trovare da Lei una risposta anche solo in forma di link verso concetti che sicuramente a me sfuggiti hanno ingenerato i miei dubbi. Li posto qui perchè il titolo della sezione, dissento dunque siamo, mi sembra il più opportuno.
    1) parlare di capitalismo tout court è semplicistico e fuorviante. Forse ai tempi di Marx poteva essere sufficiente la denominazione di capitalismo come unità semantica ma oggi non appare più possibile semplificare. Oggi il capitalismo si declina in almeno 4 maniere diverse che potremmo così schematizzare:
    a- capitalismo finanziario e il c.d. turbo capitalismo, che si concretizza essenzialmente nel mondo borsistico e dei grandi gruppi finanziari dei fondi di investimento bancari e non
    b- capitalismo produttivo-industriale, essenzialmente di trasformazione e manufatturiero, la medio grande, piccola e micro azienda che impiega quello che un tempo si definiva “capitale di rischio”, forza lavoro e risultante in produzioni di merci varie
    c- capitalismo mercantile, ossia quei grandi gruppi commerciali che si incaricano della distribuzione, commercializzazione e posizionamento sul mercato dei beni prodotti e che raramente se non in maniera parcellizzata ed economicamente poco rilevante, chi produce riesce a piazzare sul mercato mondiale
    d- capitalismo delle grandi corporation oligo-monopolistiche, l’impero delle grandi multinazionali che spaziano dalla farmacologia all’alimentare dall’informatica alle telecomunicazioni.
    Tali aspetti del capitalismo sono a volte talmente diversi tra loro, rispondendo a logiche assai diverse e talvolta concorrenziali , che mal si prestano ad una univoca interpretazione e trattazione. Basti pensare ad esempio alla vicenda Trump, a chi lo appoggia e chi lo ha combattuto e tuttora lo contrasta.
    E’ innegabile che la lobby delle armi, quella del petrolio o le grandi organizzazioni del Commercio Internazionale, per non parlare delle strutture del turbo capitalismo borsistico, non sempre agiscono come un sol uomo, anzi… più spesso ci è dato di intravedere lotte acerrime tra loro in quanto portatrici di interessi contrastanti.
    2) la famiglia. E’ chiarissimo il concetto di come il capitalismo tenda a distruggere alcuni valori borghesi e tra questi la famiglia ma d’altra parte non vi è alcun dubbio che da sempre la famiglia in quanto tale, portatrice di valori fermi nel tempo ed immutabili, si è sempre posta storicamente e sociologicamente come elemento di conservazione reazionaria, come argine contro ogni forma di pensiero alternativo, dimostrandosi in ciò perfettamente serva del pensiero dominante. Il pensiero critico si è liberato dalla triade Dio-Patria-famiglia, tipico delle società reazionarie e repressive. Come valorizzare questi elementi alla luce delle strategie del capitalismo assoluto senza cadere nell’opposto di prefigurare una società repressiva, conservatrice certo di valori anticapitalistici ma intrinsecamente ed indissolubilmente contraria a qualsiasi progresso intellettualmente critico?
    3) lo stato etico. Qui bisogna intendersi. Se per stato etico si deve intendere uno stato che si incarica primariamente di proteggere e soddisfare se non possibile altrimenti i bisogni essenziali del cittadino, beh chiamiamolo stato “sociale” e finita qui. Ma parlare di stato etico, pur nella accezione filosofica del termine e riferentesi anche solo all'”etos” non può che ingenerare confusione. Credo che nessuno oggi possa invocare come desiderabile uno stato che in nome di proprie eticità soggettive e dettate magari da credi religiosi et
    similia si ponga a guardiano dei comportamenti dei singoli o gruppi. Il trionfo dello stato etico sotto questi aspetti diventa l’Iran di Khomeini, l’Isis jiadista, gi USA del maccartismo. Insomma libertà di pensiero e stato etico come si conciliano da Hobbs in poi?
    Con grande stima e ammirazione.

  2. giovanni briffa ha detto:

    io penso che ormai, come le ideologie , siano spariti i termini a loro legati, capitalismo, regime, unione economica, globalizzazione…ecco tutto ha inizio da un’idea tanto megalomane e palesemente inadeguata ad un mondo di questo tipo, dopo la caduta degli dei, abbiamo sdoganato il furto la sopraffazione come nella jungla, vige ormai la legge della suddetta, animale grande mangia animale piccolo, siamo bersagliati da un fuoco continuo, fatto di pubblicità fuorvianti, da marchette elettorali, da voto di scambio alla renzie, io do’ 80€ a te e tu mi voti, da notizie di stato, anche i giornalisti come i sindacalisti ormai succubi del potere e legati a doppio filo a questo lerciume chiamato…istituzioni, governo, burocrazia guadagno facile e l’apparire che ha soppiantato l’essere (umano), in un essere biabolico, lecchino del potere e incapace di avere un proprio pensiero, penso che siamo alla frutta, è tempo dove le parole se nn accompagnate da forti prese di posizione, sono come ghiaccio al sole, futili e inutili, avete fatto caso che nn ho mai menzionato la parola >”democrazia”, esiste solo un motivo per questa mia voluta dimenticanza, il motivo è solo uno: non esista più!!!!

Diego Fusaro