IL GATTIVORO

La verità è che scene come questa diverranno sempre più la norma nel quadro del nuovo ordine mondiale per plebi pauperizzate. Il problema non è tanto il poveraccio che si cucina il gatto, per scelta o, più verosimilmente, per costrizione. Lo sciagurato in questione ovviamente non va assolto né tanto meno incensato. Il problema, però, è – se non lo vedete siete miopi o in cattiva fede – quella astrazione concretissima chiamata economia di mercato planetaria, che sempre più ci porterà a scene di questo tipo, con macabri banchetti di vermi o di gatti per plebi prive di tutto. L’ho detto e lo ridico: il globalismo mercatista non vuole integrare i migranti, ma disintegrare i non ancora migranti. Vuole portarci tutti alla ferina condizione di quel disgraziato che si cucina il gatto. Vuole una plebe senza diritti e ridotta a condizioni di vita subumane. Ricordate quando qualcuno, anzi qualcun*, parlava – cito ad memoriam – di “avanguardia di uno stile di vita che presto sarà anche il nostro”? Se ve la prendete solo col disgraziato, siete dei miserabili almeno quanto quelli che lo assolvono in stile “pappa del cuore” per anime belle: occorre svolgere un ragionamento sistemico sul nuovo rapporto di forza e su come l’immigrazione di massa sia un’arma nelle mani della classe dominante. Il nemico non sono i disperati, ma i creatori della disperazione. Cioè la classe dominante. Capire ciò, ovviamente, è reso impossibile per la presenza tanto degli utili idioti della sinistra fucsia, che magari giustificano il gesto gattivoro, quanto degli utili idioti della destra bluette, che solo condannano il migrante, senza avere contezza del problema sistemico (di cui anzi, da bravi apologeti del liberismo, coltivano le cause).














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