I cento talleri




Marco Vozza,
SCEPSI AMOROSA
pp. 112 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-234-3   pdc € 10,00
Talle64

Amare e’ un verbo intransitivo in cui il soggetto che ama afferma il proprio narcisismo, esercitando un desiderio rispetto al quale l’altro costituisce un mero quanto seducente pretesto: questo sembra essere l’approdo di una tradizione di pensiero che, dalla divina mania di origine platonica, giunge alle teorizzazioni della filosofia e psicanalisi francese. Nella paradigmatica formulazione di Roland Barthes, “io desiderio il mio desiderio, e l’essere amato non è più che il suo accessorio”. Il limite dell’esperienza amorosa -dira’ Lou Salome’- e’ quello di usare la persona amata “solo per accendere il fuoco e non per scaldarsi a esso”, dimenticando che la vita risponde sia alla logica del desiderio che alla logica degli affetti, senza che la seconda debba necessariamente apparire subordinata alla prima. Inoltre, l’amore puo’ essere anche esperienza del mondo, agire comunicativo, condivisione di significati rilevanti per l’esistenza, pur mantenendo una singolarita’ inalienabile: “Amare significa conoscere qualcuno di cui le cose devono portare l’impronta per poterci raggiungere, per cessare di essere sconosciute e temibili, fredde e vuote”. Sarebbe forse opportuno non chiedersi ossessivamente quanto si ama, piuttosto “chi e come si ama”, inclini ad estendere l’ambito di pertinenza dell’amore rispetto al mero slancio solipsistico che lo sorregge inizialmente e a ripristinare una salutare reciprocita’. L’amare sara’ pertanto una esperienza del molteplice o della differenza avvertita attraverso una sintonia unitaria.

Marco Vozza insegna Estetica presso l’Universita’ di Torino. Molteplici le sue pubblicazioni nell’ambito della filosofia dell’Eros (A debita distanza nel 2007, Le maschere di Eros nel 2011) e del pensiero contemporaneo
(I confini fluidi della reciprocita’. Saggio su Simmel nel 2002, Il nuovo infinito di Nietzsche nel 2014).

Marco Maggio,
IN PRINCIPIO FU LA PUBBLICITA’
CRITICA DELLA RAGIONE PUBBLICITARIA
PREFAZIONE Diego Fusaro

POSTFAZIONE Maria Angela Polesana
pp. 240 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-254-1   pdc € 15,00
Talle63

Siamo davvero convinti di sapere tutto di quello spettacolo che chiamiamo pubblicita’? Da mera leva di marketing, la pubblicita’ ha col tempo rivelato la sua natura più profonda, manifestando i caratteri onirici, religiosi e metafisici di un Sonno (Debord) che ci tiene sveglissimi, incollati allo schermo delle Meraviglie. Se Alice siamo noi, il Cappellaio Matto che uccide il Tempo e’ il pubblicitario di questo Sogno capovolto. «E’ sempre l’ora del te’»: e’ sempre l’ora della merendina, e’ sempre l’ora della proposta commerciale. Ma quando inizia, dove ha origine la pubblicita’? Seguendo un replay interpretativo della genesi biblica, possiamo ricostruire una provocatoria genealogia della pubblicita’ che ci porta ad affermare che «In principio fu la pubblicita’» e che alla domanda per antonomasia della filosofia, «Perche’ vi e’ l’essente e non il nulla?», ci fa rispondere «Anzitutto, perche’ l’essere e’ pubblicizzato». Il mestiere più antico del mondo non e’ quello che comunemente si pensa, ma quello del pubblicitario: ricordate il serpente del giardino edenico? Anche per questo, possiamo affermare che lo spettacolo pubblicitario e’ la ricostruzione mediatica dell’illusione religiosa; l’uomo, che si conferma essere un essere desiderante (di essere, e in particolare di essere Dio), e’ determinato da un limite («Non mangerai di quel frutto»): la pubblicita’ gli e’ oggi indispensabile per convincersi di poter andare finalmente oltre quel limite. D’altronde, nel paradossale spettacolo pubblicitario, noi siamo e tutto e’ «Senza limiti, senza frontiere» e «Tutto gira intorno a noi» perche’ «Noi valiamo», perche’ possiamo andare «Oltre il possibile». E «Per tutto il resto,» comunque «c’e’ Mastercard».

Marco Maggio e’ nato nel 1989 a Milano, citta’ in cui vive e lavora. Finito il liceo classico al Collegio San Carlo, si iscrive all’Universita’ San Raffaele dove si laurea prima al corso di laurea triennale in comunicazione, facolta’ di psicologia, per poi completare gli studi accademici con la laurea magistrale in filosofia. In principio fu la pubblicita’ – Critica della ragione pubblicitaria e’ la tesi finale con la quale ha cercato di creare un’indagine coerente rispetto ai due diversi indirizzi di studio. Si occupa di comunicazione, costume e pubblicita’ collaborando con alcuni giornali, gestisce la rubrica Provox per diversi blog. Attualmente e’ impegnato in un nuovo progetto di scrittura.
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Diego Fusaro