I cento talleri




a cura di Francesco Camera, Andrea Sangiacomo,
LA RAGIONE DELLA PAROLA
RELIGIONE, ERMENEUTICA E LINGUAGGIO IN BARUCH SPINOZA

pp. 320 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-185-8   pdc € 20,00
Talle55

Che rapporto c’e’ tra ragione e parola? Una simile domanda non interroga solo la razionalita’  che e’ possibile ascrivere eventualmente al linguaggio, ma diventa portatrice di ben piu’ profondi echi quando vi si legga la Parola Rivelata, la Scrittura. Spinoza e’ un filosofo d’eccezione a cui porre simili questioni.
La parola – e anche la Parola rivelata – ha una sua intrinseca ragione, nel senso di ragionevolezza e razionalita’ , la quale chiede di essere riscoperta e compresa. Ma vi e’ anche una ragione del parlare, un insieme di motivazioni, istanze, ragioni, che spingono gli uomini a proferire voci e soprattutto a dare il loro assenso e riporvi la loro fede. I saggi qui raccolti – pur nella differenza di metodologie e approcci filosofici con cui sono stati redatti – intendono seguire nel testo spinoziano le diverse linee di forza che si innervano a partire da una simile interrogazione, tanto storica quanto teoretica. Piu’ che risolvere questioni, l’intento comune e’ quello di richiamare l’attenzione sulle domande che i testi del filosofo olandese suscitano, non solo nell’ottica intra-testuale dell’esegesi spinoziana, ma anche in un piu’ ampio orizzonte di dibattito, legato ai temi della religione, dell’ermeneutica, del linguaggio e senz’altro della liberta’.

Francesco Camera e’ professore associato di Filosofia Teoretica presso l’Universita’  di Genova. Si e’ occupato a lungo del pensiero di Heidegger, al quale ha dedicato un lavoro monografico (Il problema del tempo nel primo Heidegger, Casale Monferrato, 1984) e numerosi saggi. Sempre di Heidegger ha curato l’edizione italiana di due opere significative (Concetti fondamentali, Genova, 1989; Eraclito, Milano, 1993). Le sue ricerche in ambito ermeneutico sono confluite nei volumi L’ermeneutica tra Heidegger e Levinas, Brescia, 2001; Paul Celan. Poesia e religione, Genova 2003; Ermeneutica e filosofia trascendentale, Genova, 2003; Sotto il segno di Hermes. Pensare in prospettiva ermeneutica, Genova, 2011. Ha inoltre curato l’edizione italiana di opere di Gadamer, Levinas e Dilthey.
Andrea Sangiacomo e’ ricercatore post-doc all’universita’  di Groningen (Paesi Bassi). Si occupa principalmente di filosofia moderna, con particolare attenzione ai temi dell’ontologia, della costituzione del sapere scientifico, alle teorie del linguaggio, e alla riflessione etico-politica. Ha curato per Bompiani l’edizione italiana con testi a fronte delle opere complete di Spinoza (Milano, 2011). Al pensiero spinoziano ha dedicato le monografie Homo Liber. Verso una morale spinoziana, Milano, 20112; e Gli occhiali di Spinoza, Recco, 2013, oltre a diversi saggi comparsi su riviste italiane ed internazionali

Massimo Dona’,
EROTICAmente
PER UNA FILOSOFIA DELLA SESSUALITA’
PREFAZIONE Diego Fusaro

pp. 208 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-204-6   pdc € 15,00
Talle54

Da sempre l’amore ci com-muove… ma da troppo tempo continuiamo a credere che le cose dell’amore siano totalmente estranee alla dimensione dominata dal ‘freddo’ e ‘lucido’ calcolo della ragione. E’ esperienza familiare a chiunque: quando ci si vuole prendere una pausa, lasciandosi alle spalle il duro confronto con la logica o con le intricate mappe disegnate dalle forme di conoscenza scientifica, ci si concede ‘il lusso’ della commozione, e ci si immerge nella lettura di un’appassionante storia d’amore o ci si abbandona alle emozioni che possono esserci donate da un bel film d’amore… perche’ si sente, fortissimo, il bisogno di quella vertigine dell’ingiudicabile che sembra destinato a muoverci come una forza sgorgante dalle zone piu’ profonde della psiche. E se, invece – come ci ha insegnato Platone – la stessa forza che tutti ci “muove verso”, che tutti ci vede “mossi da”… un altro, “con” (cum) il quale si possa condividere l’avventura dell’esistere, stesse alla base anche di quel pathos della conoscenza che continuiamo ostinatamente a ritenere ‘nemico’ acerrimo delle passioni e dell’erotismo? Se ‘eros’ custodisse, cioe’, al contrario di quel che troppo spesso ancora si crede, il senso piu’ profondo ed essenziale di quel che vera-mente ‘speriamo’ di poter un giorno conoscere nel modo piu’ ‘chiaro’ e ‘fondato’?

Massimo Dona’  (1957) e’ professore ordinario di filosofia teoretica presso la
Facolta’  di Filosofia dell’Universita’  Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Tra le sue pubblicazioni: L’aporia del fondamento (2008), La “Resurrezione” di Piero della Francesca (2009), Filosofia. Un’avventura senza fine (2010),
Il tempo della verita’  (2010), Abitare la soglia. Cinema e filosofia (2011), Filosofia dell’errore. Le forme dell’inciampo (2012).
E’ anche curatore, con Romano Gasparotti, della pubblicazione dell’opera postuma di Andrea Emo

Andrea Tagliapietra,
GIOACCHINO DA FIORE E LA FILOSOFIA
PREFAZIONE Diego Fusaro

pp. 304 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-203-9   pdc € 20,00
Talle53

Gioacchino da Fiore (1135-1202) contrapponeva alla “Chiesa di carne”, ossia alla Chiesa-istituzione temporale (alla Chiesa dei “tiepidi”, come la chiama l’Apocalisse, con tutti i suoi poteri, le sue gerarchie, i suoi privilegi e le sue ricchezze), una “Chiesa dello spirito” in grado di aprirsi realmente e con umilta’  alla sofferenza del mondo. Una Chiesa dei poveri, degli afflitti e dei perseguitati, come ben comprenderanno i Francescani spirituali che, alla fine del XIII secolo, rilessero Gioacchino nella prospettiva di Francesco. Una Chiesa in cui, cioe’, si attuasse concretamente quell’estensione pentecostale dello Spirito che i Vangeli ci tramandano, ma che Gioacchino non interpretava come il rinvio ad un’astratta dimensione trascendente, bensi’ nella trascendenza immanente dell’imminenza del futuro storico. Gioacchino pensa fino in fondo la divinizzazione dell’uomo quale compimento della vicenda storico-universale iniziata con la creazione, annunciata nell’incarnazione e garantita dalla simmetria filiale fra l’uomo e il Cristo nella terza persona della Trinita’ . Quello Spirito che, come dice l’apostolo, “soffia dove vuole”. Ecco dunque l’impegno a realizzare, qui e ora, sulla terra, un’eta’  dello Spirito che sarebbe approdata ad una effettiva subversio dell’ordine sociale ed ecclesiale esistente, al superamento di ogni letteralita’  istituzionale, scritturistica e liturgica. Non e’ solo il filosofo marxista eterodosso Ernst Bloch a indicare in Gioacchino il profeta di una societa’  senza padroni ne’ dogmi, una societa’  di Libero Spirito e di Spiriti Liberi, una vera “democrazia mistica”. Ma anche per il dotto e prudente cardinale Henri De Lubac il nostro abate diviene il precursore di tutte le rivoluzioni della modernita’  e del germe sotterraneo che le alimenta.
A Gioacchino e al suo pensiero, ai “margini della filosofia”, questo libro e’ dedicato, nella convinzione
che ci sia sempre tempo per tornare a sperare in un mondo nuovo e soprattutto migliore.

Andrea Tagliapietra (Venezia 1962) e’ professore ordinario di storia della filosofia presso l’Universita’  San Raffaele di Milano, dove insegna anche storia delle idee ed ermeneutica filosofica. Dirige la rivista internazionale Giornale Critico di Storia delle Idee ed e’ coordinatore del Centro di Ricerca Interdisciplinare di Storia delle Idee. Tra i suoi libri piu’ recenti ricordiamo: Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, Bruno Mondadori, Milano 2001 (nuova edizione 2008); La virtu’ crudele. Filosofia e storia della sincerita’ , Einaudi, Torino 2003 (premio Viareggio-Re’paci per la saggistica 2004); La forza del pudore. Per una filosofia dell’inconfessabile, Rizzoli, Milano 2006; La metafora dello specchio. Lineamenti per una storia simbolica, Bollati Boringhieri, Torino 2008; Il dono del filosofo. Sul gesto originario della filosofia, Einaudi, Torino 2009; (con Gianfranco Ravasi), Non desiderare la donna e la roba d’altri, il Mulino, Bologna 2010; Icone della fine. Immagini apocalittiche, filmografie, miti, il Mulino, Bologna 2010; Sincerita’ , Raffaello Cortina, Milano 2012

Costanzo Preve, Luigi Tedeschi,
LINEAMENTI PER UNA NUOVA FILOSOFIA DELLA STORIA – LA PASSIONE DELL’ANTICAPITALISMO
pp. 288 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-184-1   pdc € 18,00
Talle52

Dinanzi alla crisi devastante del capitalismo, sorge l’esigenza di comprendere il nostro presente storico. L’attuale capitalismo, proprio perché assoluto, non necessita di storia, rappresentando esso stesso “la fine della storia”, né tantomeno di filosofia, ma di dogmi ideologici. L’eterno presente del capitalismo globale è, in realtà, la fase terminale di un processo storico ormai esaurito e dalla sua crisi sistemica può nascere una nuova storia, un nuovo umanesimo, una nuova utopia. Non esiste, infatti, storia senza filosofia, proprio perché, secondo la definizione di Hegel la filosofia altro non è che “il nostro tempo appreso nel pensiero”. Una storia senza filosofia si tramuterebbe in uno storicismo autoreferenziale, un’ideologia giustificazionista del fatto compiuto. Una filosofia senza storia diverrebbe una concettualizzazione astratta autoreferente, che darebbe luogo ad un dogmatismo ideologico opposto – ma identico negli effetti – allo storicismo: nel divenire della storia verrebbero solo ricercate conferme delle presunte “verità” ideologiche. In questo libro vogliamo proporre un dialogo imperniato sull’analisi del pensiero di Vico, Hegel, Marx, Heidegger, Nietzsche, Bloch. Riproporre la problematica della filosofia della storia significa riscoprire il senso della storia, alla luce del contenuto veritativo della filosofia. Pensare il nostro presente nell’ottica della filosofia della storia e, quindi, considerare la storia umana come un processo unitario che ha come unico soggetto l’Uomo, pensato come entità rappresentativa della totalità dell’umanità, significa porsi in una condizione di radicale alternativa filosofica, etica e politica dinanzi al vuoto di essere prodotto dalla alienazione dell’uomo nella mercificazione capitalista globale. Poiché il capitalismo non riuscirà a determinare la fine della storia, è necessario riscoprire il fine della storia per comprendere il nostro tempo, e quindi le sue potenziali possibilità di trasformazione etica, sociale, politica.

Costanzo Preve (1943) ha studiato scienze politiche, filosofia e neoellenistica nelle Università di Torino, Parigi e Atene (1961- 1967). Ha insegnato, poi, filosofia e storia nei licei italiani (1967- 2002). È autore di numerosi studi di storia del marxismo e di storia della filosofia pubblicati sia in italiano sia in lingue straniere. Il suo contributo agli studi filosofici è principalmente rivolto ad una ricostruzione razionale e non ideologica della storia del marxismo e ad una riattualizzazione convincente del pensiero
greco classico.
Luigi Tedeschi (1954) laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto su Max Stirner, svolge la professione di revisore legale dei conti e consulenza aziendale. Con Costanzo Preve ha pubblicato nel 2008 il libro Alla ricerca della speranza perduta, dialogo filosofico-politico sulle problematiche del nostro tempo, oltre al libro intervista Dove va la finanza? con Giorgio Vitangeli, direttore del periodico “La Finanza”. I suoi interessi principali, oltre alla filosofia, sono nel campo dell’economia e della finanza.

Marco Bruni,
LA NATURA OLTRE LA STORIA
LA FILOSOFIA DI KARL LÖWITH
PREFAZIONE Diego Fusaro

POSTFAZIONE Massimo Donà
pp. 192 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-183-3   pdc € 15,00
Talle51

Karl Löwith, uno dei maggiori filosofi tedeschi del ’900, ha voluto riportare in auge la filosofia naturale, “nata grande” con i presocratici, intesa come scienza prima, ovvero come scienza della physis, della natura universale. Si può dire che Löwith è stato un pensatore dell’essere e della totalità, un metafisico, o meglio, un physiologo, avendo identificato
l’originario con l’eterna potenza generatrice del cosmo. L’aspetto centrale del pensiero di Löwith consiste nell’idea secondo la quale la natura delle cose rimane stabile al di là del variare delle epoche storiche, mentre a poter variare sono solo le nostre interpretazioni del vero. Il compito della filosofia, infatti, è quello di aderire alla verità delle cose e di farsene testimone, sapendo riconoscere, non solo la natura eterna di tutto ciò che esiste, ma anche la natura dell’essere umano che, come “animale dotato di ragione”, giunge alla sua realizzazione proprio nel dispiegare pienamente la dimensione razionale che lo caratterizza. Per ogni uomo la massima aspirazione sarà, allora, il raggiungimento della chiara contemplazione della verità dell’esistente, uniformandosi a quelle dinamiche che caratterizzano la natura universale e personale, pervenendo così al “vivere secondo natura”, che dovrebbe coincidere con la conduzione di una “vita buona”, contrassegnata dalla serenità, anche nell’epoca del nichilismo e della “fatalità del progresso” della tarda modernità occidentale.

Marco Bruni ha conseguito la laurea triennale e la laurea specialistica in Filosofia, con il massimo dei voti, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È studioso di Karl Löwith (a cui ha dedicato entrambe le tesi universitarie) e delle questioni relative al naturalismo filosofico occidentale. È ideatore del sito internet “Karl Löwith. Il ritorno alla natura di tutte le cose” (http://karllowith.jimdo.com).

Valentina Cordero,
LA LIBERTÀ COME RICONOSCIMENTO
TAYLOR INTERPRETE DI HEGEL
PREFAZIONE Diego Fusaro

pp. 288 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-188-9   pdc € 15,00
Talle50

È oggi possibile parlare di libertà come riconoscimento? La prospettiva hegeliana può ritenersi ancora valida? Il percorso delineato prende avvio da Hegel – esplorato dalla prospettiva di Charles Taylor – e da quanto egli sosteneva in relazione al riconoscimento, esposto nella dialettica del servopadrone, per poi passare alla sfera dell’eticità per vagliarne l’importanza e l’attualità che rivela ancora oggi. Il riconoscimento reciproco è un momento necessario, in quanto articolazione della capacità di mediare l’identità e la differenza, per giungere a vedere sé nell’altro. Il desiderio di essere riconosciuti funge quale fondamento stesso dell’eticità, della Sittlichkeit. Gli individui detengono
importanza proprio se ineriscono alla sfera comunitaria, il terreno di una possibile realizzazione della libertà. Ma per Taylor la libertà hegeliana come riconoscimento, soprattutto all’interno dello stato da lui inteso, non è possibile. Basta pensare, infatti, all’io narcisista, caratterizzato dal processo di spersonalizzazione, che porta a una incapacità di forme strumentali di legame e di relazionalità. E l’illimitatezza e l’insicurezza sono i due aspetti che fanno da sfondo all’io moderno. Che cosa rimane da attuare? La possibilità di perseguire l’ideale dell’Illuminismo attraverso basi plausibili. L’umano deve essere aperto al mondo intero e al valore che lo forma, che consiste nel non ridursi a una visione “atomistica”. Si tratta di una apertura agli altri uomini, attraverso la dimensione della dialogicità e dell’orientamento dell’identità.

Valentina Cordero (1984) ha conseguito, presso l’Università degli Studi di Torino, la laurea in Filosofia Teoretica nel 2006 e la laurea in Filosofia e Storia delle Idee nel 2010. Vive a New York da marzo 2010, dove lavora come giornalista. Ha collaborato con il quotidiano La Stampa, collabora con il Gruppo IlSole24Ore, il quotidiano online 2duerighe.com e Filosofico.net dove ha pubblicato i saggi: “Hegel: l’Idea nei suoi tre momenti”, “Nietzsche e Hegel: morte di Dio e volontà di potenza”, “Il rapporto Hegel-Marx” e “Boltanski e Bauman: il soggetto e il processo di individualizzazione nella società odierna”. Dal 2012 collabora con il periodico culturale Koiné e il giornale americano EducationUpdate.

Vincenzo Cicero,
PAROLE COME GEMME
Studi su filosofia e metafora

pp. 400 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-176-6   pdc € 20,00
Talle49

Una riedizione, con una sistematica revisione che in moltipunti è divenuta riscrittura o integrazione di parti inedite, dei lavori preparatori a Essere e analogia
(2012), il testo che costituisce sia il momento culminante di queste varie riflessioni sul rapporto tra dispositivo analogico, lingua e pensiero, sia la loro cornice teoretica. L’analogizzazione in Platone tra ontologia, matematica e mito; la questione del metaforico considerata compiutamente in due contesti classici (il pensiero di Aristotele e di Heidegger); la critica all’interpretazione linguistica delle categorie aristoteliche; le acute intuizioni di Bachelard e di alcuni filosofi analitici (Black, Hesse, Boyd) sul ruolo delle metafore nella scienza – queste trattazioni, per la prima volta raccolte insieme, attestano la coerenza delle indagini speculative condotte dall’autore nell’ultimo quarto di secolo, in vista di una nuova ontologica del sapere.

Vincenzo Cicero (1962) è ricercatore di filosofia della scienza presso l’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Il Platone di Hegel (1998); L’opera d’arte come finestra (2006); Istante durata ritmo. Il tempo nell’epistemologia surrazionalista di Bachelard (2007); Detective del tempo (2010); Essere e analogia (2012). Ha anche curato diverse traduzioni italiane di opere di Hegel e Heidegger.
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Diego Fusaro