I cento talleri


Alessandra Pigliaru,
IL SANGUE PRIVATO
Vendetta e onore in Scipione Maffei, Pietro Verri e Cesare Beccaria

pp. 144 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-175-9   pdc € 15,00
Talle48

Le idee di vendetta e onore ricoprono un ruolo centrale nella scena del pensiero occidentale,
condizionate come sono da una doppia e complicata narrazione: la storia delle passioni e quella delle leggi. È all’altezza del Settecento italiano tuttavia che il
rilievo delle due idee corrisponde alla chiusura di un modello culturale segnato dal regime del sangue e dalla conseguente apertura alla modernità. Attraverso la decostruzione erudita di Scipione Maffei, scopriamo che il senso dell’onore cavalleresco non è
avvinto alla virtù dell’onestà e la vendetta è contraria alla ragione e alla legge. Sempre nel solco dell’eredità filosofica degli Antichi, la ricomposizione morale rappresentata dalle riflessioni di Pietro Verri e Cesare Beccaria si oppone alla contraddizione della tortura e
della pena di morte legittimate questa volta da uno Stato desideroso di violenza pubblica. Le idee di vendetta e onore finiscono di assediare il tessuto morale dell’uomo moderno oppure si trasformano in un rinnovato processo, sul piano delle passioni e del diritto, che dovrà essere ulteriormente dipanato?

Alessandra Pigliaru, già dottore di ricerca in Discipline Filosofiche, è cultrice di materia in storia della filosofia all’Università di Sassari. Ha curato diverse pubblicazioni scientifiche per riviste nazionali e internazionali così come per collettanee, sia cartacee che on-line. È capo-redattrice della sezione sassarese del “Giornale Critico di Storia delle Idee”. Questa è la sua prima monografia.

Luciano Dottarelli,
MANEGGIARE ASSOLUTI
Immanuel Kant, Primo Levi e altri maestri

pp. 96 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-171-1   pdc € 15,00
Talle46

La filosofia, anche quella più incline a farsi coinvolgere nell’impresa di estinguere la sete dell’assoluto, contiene in sé, nella propria vocazione alla ricerca di una comune verità mediante il dialogo, un antidoto indispensabile al rischio (auto)distruttivo che può annidarsi in ogni tentativo umano, tanto umano di cogliere la totalità, l’infinito, Dio. Anche le grandi tradizioni religiose, quelle che da secoli sono impegnate a tracciare sentieri, trovare parole, celebrare liturgie per saziare la fame di assoluto che agita il cuore e la mente degli uomini, non possono fare a meno di intessere un intenso dialogo con questa tradizione di ricerca, soprattutto nei momenti cruciali, quando diventa urgente addomesticare i dèmoni (fanatismo, intolleranza, totalitarismo) che una frequentazione inadeguata del sacro può evocare. La consapevolezza che anche la filosofia non possa dichiararsi storicamente innocente non cancella ma spinge a ritrovare sempre di nuovo la vocazione più profonda di quest’originale forma di esercizio spirituale: una ricerca appassionata del bene e della verità, capace di resistere alla suggestione del possesso compiuto e di mantenersi in quella apertura alla possibilità dell’errore che è presidio di autentica libertà per sé e per gli altri. Nel cammino per apprendere quest’arte di maneggiare gli assoluti, diventa allora importante scegliere con cura i propri maestri, frequentare l’orto che hanno seminato, imparare a usare gli arnesi che hanno adoperato, per diventare capaci di costruirne di nuovi, quelli che si rendessero necessari per coltivare il campo della propria personale esperienza di vita.

Luciano Dottarelli vive a Bolsena, dove è nato nel 1956. Si è laureato in Filosofia all’Università di Perugia ed ha poi conseguito la specializzazione ad Urbino. Vincitore di concorso ordinario, ha insegnato nei Licei ed è stato docente a contratto di Filosofia della scienza, Filosofia morale, Bioetica in alcune Università (Tuscia, Macerata, Firenze). Ha sempre coniugato il lavoro didattico e di ricerca con un forte impegno civile (per 13 anni è stato Sindaco della sua città). Ha una vasta esperienza di management nel settore dei beni culturali e ambientali e si è occupato in particolare di formazione, organizzazione e gestione delle risorse umane.
I suoi interessi teorici sono rivolti all’epistemologia, alla filosofia politica, all’etica applicata e alla filosofia del management. Tra le sue pubblicazioni di argomento filosofico: Popper e il “gioco della scienza” (1992); Kant e la metafisica come scienza (1995); Introduzione al Saggio sulle malattie della mente di I. Kant (2001).

Federico Nicolaci,
ESSERCI E MUSICA
Heidegger e l’ermeneutica musicale

pp. 176 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-170-4   pdc € 15,00
Talle45

Nulla sembra essere più distante dalla filosofìa, e dalla sua equilibrata misura, della musica. E tuttavia nulla si mostra di altrettanto vicino se si guarda alla loro
essenza e alla loro scaturigine. Le pagine di questo lavoro intendono mostrare come musica e filosofia condividano il ‘luogo’, non sempre facilmente accessibile, da cui entrambe affluiscono, la medesima sorgente originaria. Questa essenziale vicinanza si mostra laddove l’uomo apra lo sguardo alla propria condizione e alla propria radicale gettatezza, a partire
dalla quale la musica fa risuonare il suo canto rammemorante e che la filosofia apre alla parola. Incantato dalla musica, all’uomo è data allora la possibilità di aprirsi alla sua più profonda essenza, e quindi a ciò che lo concerne in maniera essenziale, da cui pure egli sempre fugge.

Federico Nicolaci (1985) è un giovane allievo di Massimo Donà, con cui ha conseguito la laurea specialistica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dopo aver approfondito lo studio della lingua e della filosofia tedesca presso la Albert-Ludwigs Universität di Friburgo (Germania), ha recentemente conseguito un Master in Politics and Government in the EU presso la London School of Economics, mosso dal desiderio di approfondire la relazione tra la politica contemporanea e il pensiero filosofico. La sua ricerca si concentra sui temi di metafisica, teologia, estetica e politica, ai quali è stato introdotto da maestri quali Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, Emanuele Severino e Massimo Donà.

Vincenzo Cicero,
ESSERE E ANALOGIA
pp. 144 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-158-2   pdc € 15,00
Talle44

L’essere costituisce il tema per eccellenza, antichissimo e inesauribile, della filosofia, nel cui ambito l’analogia, d’altra parte, viene prevalentemente considerata come un meccanismo logico subordinato alle leggi universali del pensare e funzionale ad argomenti più eminenti (assai istruttivo in proposito è il caso dell’analogia entis). In questo scritto si propone invece una rara tematizzazione della struttura analogica come tale, con ciò prospettando la possibilità di ripensare in modo radicale l’essere e il suo senso.
Tra i diversi interlocutori, due spiccano su tutti: Aristotele, il primo a fornire una definizione tecnica di analogia, e Heidegger, che nel XX secolo ha rilanciato la questione del senso di essere.

Vincenzo Cicero (1962) è ricercatore di filosofia della scienza presso l’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Filosofia, matematica e storia in Platone (1998); Il Platone di Hegel (1998); L’opera d’arte come finestra (2006); Istante durata ritmo. Il tempo nell’epistemologia surrazionalista di Bachelard (2007); Detective del tempo (2010). Ha anche curato diverse traduzioni italiane di opere di Hegel e Heidegger.

Enrico Rubetti,
LA MALAFEDE E IL NULLA FIGURE DELLA FALSITÀ E DELLA MENZOGNA NEL PENSIERO DI
JEAN-PAUL SARTRE
prefazione Andrea Tagliapietra

pp. 192 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-150-6   pdc € 15,00
Talle43

Se il mondo è un teatro, e gli uomini e le donne non sono che attori, riflettere sulla menzogna significa interrogarsi sull’unica verità di cui l’uomo sembra disporre, quella che egli crede di possedere, e che quindi può scegliere di dire o non dire. Ma che cosa si cela tra i silenzi di questa presunta verità? Nel corso di tutta l’opera di Jean-Paul Sartre, il concetto di «malafede» è spesso risultato un tema complesso e difficile da trattare, soprattutto a causa del suo indissolubile legame con un’altra delle questioni dominanti della sua ricerca: il problema del nulla. Mentire, a sé stessi o agli altri, significa per Sartre fare compiuta esperienza del nulla –il dire di essere ciò che non si è. Eppure, proprio attraverso l’esperienza della menzogna l’uomo scopre la fondamentale teatralità del suo esistere. Ripercorrendo i capisaldi del suo impianto filosofico, della sua produzione teatrale e letteraria, nonché della sua concezione storica e del suo impegno
politico, questo libro si propone di delineare le strutture fondanti dei rapporti onto-fenomenologici che si instaurano tra questi due termini del pensiero sartriano, proprio laddove tali strutture, in un esistenzialismo assolutamente libero da ogni vincolo o inquadramento, paiono essere assenti. Una libertà che, nell’orizzonte nullificante della malafede, è pur sempre limitata dall’«esistenza d’altri», indispensabile nella determinazione del soggetto. Il cameriere del caffè, il sadico, il perverso omicida: sono queste le figure emblematiche che Sartre ci propone per spiegarci il problema dell’autenticità della coscienza, la quale può solo concretizzarsi nella dimensione della «corporeità», sebbene attraverso una serie indefinita di negazioni. Negazioni che tuttavia sono essenziali per concepire il mondo come «rappresentazione», un teatro dove ogni uomo e donna è attore di sé medesimo. E la malafede non sarà altro che la verità della radicale menzogna che risiede nel cuore palpitante di ogni esistente: che il mondo non è mai ciò che dice di essere.

Enrico Rubetti (Brescia, 1988), laureato in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è studioso del pensiero di Sartre e della filosofia esistenzialista del XX secolo. Attualmente è impegnato nella traduzione di opere filosofiche di Miguel de Unamuno. Oltre all’attività di studioso e ricercatore, si occupa anche di drammaturgia e sceneggiatura per il cinema e il teatro.

Anacleto Verrecchia,
LA BATRACOMACHIA DI BAYREUTH NIETZSCHIANI CONTRO WAGNERIANI
prefazione Vittorio Mathieu

pp. 208 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-142-1   pdc € 15,00
Talle42

Dopo l’intenso lavoro per scrivere La catastrofe di Nietzsche a Torino, libro pubblicato da Einaudi nel 1978 e che tanto rumore ha suscitato in Italia e ancor più all’estero, Anacleto Verrecchia, per ridare aria alla fantasia, ha voluto scrivere anche una coda satirica a tale libro. È La Batracomachia di Bayreuth, dove vittime e protagonisti sono nietzschiani e wagneriani, trasformati per l’occasione in rane. Così il volume si apre con una trasognata gazzarra notturna tra le rane nietzschiane e quelle wagneriane e si chiude con un epicedio su Arthur de Gobineau, che di Nietzsche fu l’antesignano e di Wagner l’amico più caro. Nel mezzo ci sono alcuni racconti, in cui l’autore dà prova del suo stile sarcastico, da un lato, ed esilarante, dall’altro.

Anacleto Verrecchia (1926-2012), germanista e filosofo, è autore di molti libri che hanno suscitato vasto interesse di critica, in Italia e all’estero. Qui si ricordano La catastrofe di Nietzsche a Torino (Einaudi 1978), Giordano Bruno, la falena dello spirito (Donzelli 2000), Diario del Gran Paradiso (Fogola 1997). Alcuni suoi libri sono usciti prima in tedesco e poi in italiano. È stato scritto che la prosa di Verrecchia “spicca per chiarezza ed energia” e che è “la migliore prosa filosofica scritta oggi in Italia”.

Federico Focher,
DUE ATEI, UN PRETE E UN AGNOSTICO
PRANZO A CASA DARWIN

pp. 112 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-149-0   pdc € 13,00
Talle41

“Il mio giudizio sulla religione oscilla spesso… e nelle oscillazioni più estreme non sono mai stato un ateo, nel senso di negare l’esistenza di Dio. Ritengo generalmente (e sempre di più invecchiando), ma non sempre, che agnostico è forse la definizione più corretta della mia posizione intellettuale.”
Charles Darwin

Federico Focher (1957) lavora presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia. Autore di più di novanta pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, ha pubblicato la ristampa del classico settecentesco La Venere fisica di Pierre- Louis Moreau de Maupertuis (Ibis, 2003), L’uomo che gettò nel panico Darwin. La vita e le scoperte di Alfred Russel Wallace (Bollati Boringhieri, 2006) e, più recentemente, Alexander von Humboldt. Schizzo biografico “dal vivo” (Il prato, 2009).
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Diego Fusaro