I cento talleri


Andrea Vergani,
APOCALISSI DEL CAPITALISMO
Considerazioni inattuali sul destino del mondo contemporaneo
presentazione Diego Fusaro

pp. 480 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-131-5   pdc € 20,00
Talle40

La crisi che ci affligge dal 2008, oggi divenuta drammatica per l’Italia e l’Europa, ha messo il dito sulla piaga del sistema economico capitalistico. Le difficoltà insormontabili di un’economia aleatoria che distribuisce bassi salari e bassi profitti, il dominio incontrastato dei mercati finanziari globali, il declino inesorabile dell’Occidente terziarizzato e neoconservatore di fronte a una Cina industrializzata e neocomunista, la distruzione scientifica e sistematica dell’ambiente naturale, l’incapacità cronica dei governi di far fronte a questi problemi urgenti e drammatici, sono tutti sintomi di una situazione critica molto più vasta e preoccupante di quanto generalmente si creda. Eppure la
fede nel libero mercato e nella sua “mano invisibile” è ancora forte – per alcuni l’unica via ancora percorribile nonostante la vastità di una crisi non solo economica, ma anche culturale, politica e morale, che sembra erodere le radici stesse della civiltà. E se ci trovassimo nel bel mezzo di un’Apocalissi? Se questa crisi fosse solo il sintomo di un declino inesorabile della civiltà occidentale oggi globalizzata, e forse di tutta l’umanità? Se il capitalismo fosse il responsabile principale di una catastrofe di dimensioni planetarie che ha una portata assai più vasta di quello che possiamo immaginare? Questa è l’ipotesi da cui parte il presente lavoro. Occorre scoprire le origini e le cause del dramma che oggi stiamo vivendo, per capire quali esiti possiamo aspettarci. Il saggio tenta di fornire alcuni elementi a questo scopo, scavando nella storia e nella cultura alla ricerca di una comprensione più approfondita degli avvenimenti in corso. Partendo da una ontologia del denaro, il principale motore dell’economia moderna, il percorso del libro tenta di ricostruire i fondamenti teorici del capitalismo, per svelare il segreto del suo successo e del suo probabile, e forse inesorabile, destino.

Andrea Vergani è nato a Milano nel 1968. Dopo essersi laureato in Filosofia nel 1992 con una tesi su Giambattista Vico, ha svolto per alcuni anni attività di Cultore Della Materia in Storia della Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano. Nel contempo ha collaborato con varie associazioni attive nel settore della cooperazione sociale e del volontariato, dove ha acquisito un’approfondita esperienza del disagio sociale, dell’emarginazione e delle problematiche relative a sottosviluppo e immigrazione. Ha collaborato anche con Unitre e dal 1998 insegna nei licei milanesi e lombardi.

Ettore Lojacono,
Spigolature sullo scetticismo: la sua manifestazione all’inizio della modernità prima dell’uso di Sesto Empirico. I sicari di Aristotele
prefazione Giulia Belgioioso

pp. 144 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-129-2   pdc € 15,00
Talle39

La prima dossografia, che riconosceva lo scetticismo in un amplissimo ambito culturale (da Omero ad Euripide), ha presto limitato il suo campo di ricerca, sì che sin dall’antichità si è fatta luce la tendenza a determinare lo statuto dello scetticismo in rapporto a meri referenti teorici, tendenza che si acuisce particolarmente all’alba della contemporaneità con autori da F. Picavet a M. Conche, che esprimono posizioni storiografiche così divergenti da poter concludere che, seguendo questa linea, si perviene, anche nell’ambito storiografico, ad una sorta d’isostenia analoga a quella sulla cui base alcuni scettici avevano annullato nell’ambito teorico la positività di tante argomentazioni. La prospettiva avanzata dall’autore è assai diversa, forse di più ampio respiro: riconoscere ‘scettici’ gli autori considerati tali nell’ambito culturale entro il quale hanno operato e definirne il pensiero in rapporto a quegli aspetti che stanno a fondamento dei giudizi avversi che hanno provocato. A prova di questa tesi si traccia una mappa dello scetticismo nel tardo Rinascimento, considerando autori – da R. Agricola a F. Sanchez – quasi tutti all’oscuro delle opere di Sesto e giudicati da loro contemporanei, adepti della tradizione, come ‘sicari di Aristotele’, scettici, libertini, spregiatori dell’uomo e delle leggi che reggono le società umane. Scetticismo dunque che interessa vari aspetti di una cultura corrosa dai ‘sicari di Aristotele’ in settori che la costituiscono sin dalle fondamenta.

Ettore Lojacono ha insegnato Filosofia in Italia e all’estero e ha ricoperto per oltre dieci anni l’incarico di direttore della Scuola Europea di Bruxelles. Ha tradotto per la prima volta in italiano e ampiamente commentato per i tipi della UTET le opere scientifiche (1984) e quelle filosofiche (1994) di Descartes. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo la cura dell’edizione critica della Ricerca della Verità cartesiana, nonchè la traduzione e il commento di questa stessa opera (Editori Riuniti, 2002), Immagini di Descartes nella cultura napoletana (Conte ed., 2004), Socrate in Occidente (Le Monnier, 2004), Le point extrème de la transgression cartésienne: la logique introuvable (Les Etudes philosophiques, 4/2005), nonché il Discorso fisico della parola di Gérauld de Cordemoy (Editori Riuniti, 2006), F. Sanchez, Opere filosofiche, a cura C. Buccolini e Ettore Lojacono, Bompiani 2011. Suoi scritti sono tradotti nei Paesi Bassi, in Germania e in Francia.

Marco Trainito,
UMBERTO ECO: ODISSEA NELLA BIBLIOTECA DI BABELE – CON UN’INTERVISTA DELL’AUTORE A UMBERTO ECO
presentazione Diego Fusaro

pp. 208 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-128-5   pdc € 13,00
Talle38

Il presente saggio sull’opera narrativa di Umberto Eco, scritto con brio enciclopedico e con rigore scientifico, pone “Il nome della Rosa” al centro del gruppo dei sei romanzi per evidenziare un aspetto preciso dell’esperienza dei personaggi principali e dei lettori di Eco. Chiamando Odissea nella Biblioteca di Babele questo percorso di lettura, Marco Trainito intende alludere a un approccio che, a partire dal viaggio conoscitivo di Ulisse, vede nella biblioteca dell’abbazia un modello possibile della nozione di Enciclopedia tanto cara a Eco, nei cui romanzi, che ne sono di volta in volta una simulazione in scala, personaggi e lettori si perdono, si specchiano e si conoscono come accade nei corridoi eternamente ricorsivi della biblioteca borgesiana e nelle immensità allucinanti dello spazio kubrickiano. Il viaggio nell’opera narrativa di Eco che l’autore propone mette così in luce le diverse modalità attraverso cui l’uomo corre il rischio di rimanere vittima delle sue stesse creazioni simboliche e culturali nel tentativo di decifrare il disordine del mondo, riuscendo talvolta a pervenire a forme sensate di conoscenza spinto dalla stessa forza della falsità e dell’errore cui è strutturalmente votato. Guglielmo da Baskerville, allora, diventerà una sorta di modello per decifrare anche Belbo e Casaubon, Roberto de la Grive, Baudolino, Yambo Bodoni e Simone Simonini, i quali, sotto l’ipotesi interpretativa di una articolata continuità poetico-filosofica, risulteranno legati da una rete di somiglianze di famiglia ed appariranno come emblemi della ricerca conoscitiva e dell’autoinganno.

Marco Trainito è nato a Gela nel 1969. Dopo la laurea in Filosofia (tesi su Nietzsche), ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia e Storia delle Idee (tesi su Wittgenstein e Popper). È docente di Filosofia e scienze sociali all’I.I.S.S. “Eschilo”di Gela e dall’a.a. 2002-2003 all’a.a. 2009-2010 è stato tutor di Linguistica generale, Filosofia teoretica e Filosofia del linguaggio nel corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Catania. Autore di numerosi saggi e articoli apparsi su giornali e riviste, ha pubblicato i seguenti volumi di filosofia e critica letteraria: Popper e il Wittgenstein antropologo (2000); I bambini, la televisione e la scuola nel pensiero di Karl Popper (2002); Il mare immane del male. Saggio su “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo (2004); Andrea Camilleri. Ritratto dello scrittore (2008); Il codice D’Arrigo. Dall’Orca ad Hatshepsut (2010).

Andrea Cusimano,
PER UNA RIFONDAZIONE DELLA METAFISICA:
CRITICA DELLA RAGIONE POSTMODERNA
presentazione Diego Fusaro

pp. 144 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-124-7   pdc € 13,00
Talle37

Il lettore di questo saggio “anomalo” si imbatterà, ad un certo punto, in un dialogo, strutturato proprio come negli scritti filosofici dell’antichità classica. Con la differenza, però, che i due dialoganti non saranno dei simposiasti, bensì, più modernamente e –forse– più prosasticamente, soltanto due amici che prendono amabilmente un caffè espresso insieme e, nel contempo, in un’atmosfera un po’ improbabile, discutono della necessità, per l’uomo d’oggi, di un recupero della metafisica. Qui si profila il tema centrale di questo breve ma intenso testo. L’essere umano ha forse il bisogno di ridefinire le modalità con cui egli si palesa come “metafisico”, ma non quello di individuare gli strumenti per palesarsi tale. Ciò perché egli per se stesso è “metafisico”: se non fosse metafisico, non potrebbe configurarsi nemmeno come uomo o donna, ma sarebbe connotato da una condizione fisica, psichica e psicologica di ferinità. Nel momento in cui perviene alla consapevolezza di possedere una relativa affinità (se non identità)
fisio-biologica col mondo animale e nel contempo una diversa forma psico-fisica rispetto allo stesso, a quel punto e non un attimo prima, egli si colloca in una dimensione che è oltre la natura, che è metafisica. La chiave di volta nella propria esistenza, quella che ci consacra esseri metafisici, è l’esperienza della morte
altrui, che ci restituisce l’altro come individuo di cui saggiamo drammaticamente e tragicamente la mancanza, e che ci permette di autoidentificare noi stessi come individui. Va da sé che una tale prospettiva costituisce in sé un inno alla fratellanza universale.

Andrea Cusimano è nato in provincia di Palermo nel 1979. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi in Filosofia delle religioni sul pensiero Maya, insegna presso un istituto secondario.

Giuseppe Girgenti,
ATENE E GERUSALEMME
UNA FUSIONE DI ORIZZONTI

pp. 320 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-123-0   pdc € 15,00
Talle36

“Atene” e “Gerusalemme” sono metafore assolute della filosofia greca e della religione biblica, due sorgenti fondative dell’umanità dalla cui fusione è sgorgata la civiltà occidentale. Atene raggiunse
l’universalità della ragione, Gerusalemme la fede nel monoteismo normativo. L’incontro tra il pensiero ellenico e la fede ebraica nel III secolo a.C., tra “logos” e “nomos”, dopo l’impresa di Alessandro, ha
determinato feconde sintesi, come la traduzione greca dei Settanta e l’interpretazione allegorica dell’Antico Testamento in ottica platonica realizzata da Filone di Alessandria, ma anche resistenze e polemiche da entrambe le parti. Il cristianesimo accettò la sfida della globalizzazione e divenne l’erede della fusione di Atene e Gerusalemme, mentre l’ebraismo successivo mantenne la rigorosa identità biblica rifiutando l’ellenizzazione. Da parte greca, soprattutto per opera dei neoplatonici del tardo impero, ci fu un tentativo di salvare la purezza dell’ellenismo contro la “barbarizzazione”, che però
non ebbe successo. In questo libro si analizzano alcuni momenti di questa “fusione di orizzonti” (secondo l’espressione di Hans-Georg Gadamer) – cosmologia, teologia, antropologia, politica, ontologia, henologia – come anche le opposte tendenze moderne della deellenizzazione e della scristianizzazione, in dialogo critico con
Friedrich Nietzsche, Adolf von Harnack, Lev Šestov, Oswald Spengler e Leo Strauss.

Giuseppe Girgenti (1967) insegna “Storia della Filosofia antica e medievale” all’Università San Raffaele di Milano, ove tiene anche i corsi di “Civiltà greco-latina” e di “Storia e tradizione dell’identità cristiana”. Si occupa della storia del platonismo e della sua recezione nella patristica greca e latina; ha pubblicato traduzioni e studi su Platone, Plotino, Porfirio, Proclo, Diogene Laerzio, Giustino, Agostino e lo pseudo-Dionigi Areopagita. Attualmente è impegnato nella ricostruzione dei testi della tradizione orfico-pitagorica.

Emiliano Alessandroni,
LA RIVOLUZIONE ESTETICA DI ANTONIO GRAMSCI E GYÖRGY LUKCÁS
prefazione Pietro Cataldi

pp. 216 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-114-8   pdc € 15,00
Talle35

L’arte possiede il grande merito, secondo Hegel, di liberare lo spirito umano dalle prigioni cognitive dell’empiria immediata. Questa elevazione spirituale conduce tuttavia, in alcuni casi, ad una
deformazione di tipo sublimata della realtà effettuale e ad una levigatura iconica dei suoi conflitti. Il libro indaga tale complesso rapporto tra bellezza e verità, con l’attenzione rivolta alle originali riflessioni di Antonio Gramsci e György Lukács, le due voci più
autorevoli del marxismo novecentesco. Il problema che ha interessato autori quali Giovanni Verga, Carlo Michelstaedter, Luigi Pirandello, Umberto Saba, ecc., sembra infatti aver trovato soltanto in quelle riflessioni i fondamenti per una risoluzione concreta. Si tratta di un libro ricco e variegato che spazia da Elio Vittorini a Edward Said, da Franco Fortini a William Shakespeare, dall’engagement all’ideologia filologica, leggendo ogni questione attraverso le lenti dei due
intellettuali hegelo-marxisti e ripercorrendo così le orme della loro rivoluzione estetica.

Emiliano Alessandroni (Urbino, 1983) si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, con una tesi intitolata “Antonio Gramsci. Pensare la praxis”. Ha poi conseguito presso lo stesso ateneo la laurea specialistica in “Tradizione e interpretazione dei testi”. Attualmente si trova impegnato in uno studio dei rapporti tra la tradizione hegelomarxista e i Postcolonial Studies, con particolare attenzione dedicata all’Estetica hegeliana e agli scritti di Edward W. Said. Su tali e simili argomenti ha scritto traduzioni e articoli per riviste specializzate come “Moderna”, “Transform!”, “Marxismo Oggi”, “Il Parlar Franco” e “Belfagor”.

Michele Amoretti,
CICERONE E LA LOGICA RETORICA
prefazione Giuseppe Girgenti e Massimo Marassi

pp. 192 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-112-4   pdc € 18,00
Talle34

Il filo rosso sul quale si articola questo testo è quello della ricerca di una modalità argomentativa molto particolare che sembrerebbe caratterizzare gli scritti di M.T. Cicerone, ovvero una trama che sottostà ai diversi generi della sua opera: politica, etica, filosofia,
retorica, lettere, orazioni… Eppure il fine non è solo di ricostruzione; si tratta cioè di prendere le mosse da questi spunti per immaginare e gettare alcuni schizzi della logica che se ne può ricavare: una generalizzazione di quelle tecniche d’argomentazione, tipi di inferenza, posizioni ontologiche che costituiscono la struttura logicoformale (oltreché il concetto di verità) del “discorso retorico”.
Modalità di parola che, a tutt’oggi, caratterizza e condiziona gran parte della nostra società. La ricerca segue quindi una circolarità in cui la componente storica dà le basi per l’elaborazione teorica, la quale è a sua volta strumento filosofico che cerca chiarezza e fondamento interpretativo ai testi. Questa continuità di rimandi rafforza, dunque, la storia con la filosofia e la filosofia con la storia, e allo stesso modo ricorda e ricongiunge il nostro presente alle sue radici greche e
romane.

Michele Amoretti (1985) si è laureato in storia della filosofia alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Attualmente studia alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

a cura di Mario Carparelli,
MORIRE ALLEGRAMENTE DA FILOSOFI
prefazione Domenico M. Fazio

pp. 192 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-115-5   pdc € 12,00
Talle33

Giulio Cesare Vanini fu giustiziato per ateismo a Tolosa il 9 febbraio 1619. Diciannove anni dopo Giordano Bruno. Gli strapparono la lingua, lo impiccarono alla forca e infine lo bruciarono sul rogo. In punto di morte esclamò con fierezza:
“Andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo”. Aveva solo 34 anni. La sua figura, tornata in auge mezzo secolo fa, ha goduto in passato di una grande popolarità. Di lui si è detto di tutto, nel bene e nel male. Anche che fosse l’Anticristo. In realtà fu solo un filosofo. Un filosofo “più facile da bruciare che da confutare” (A. Schopenhauer). Questo “Piccolo catechismo per atei”, che raccoglie ed isola per la prima volta le sue idee filosofiche più ardite e le sue arguzie più impertinenti, rappresenta la prima introduzione sistematica alla vita, al pensiero ed alle
opere di Giulio Cesare Vanini.

Mario Carparelli (1978) è il più giovane esponente della lunga ed illustre tradizione storiografica salentina su Giulio Cesare Vanini, inaugurata negli anni ’50 da Antonio Corsano e proseguita poi da Giovanni Papuli, Francesco Paolo Raimondi e Domenico M. Fazio. Laureato in Filosofia a Firenze, si è addottorato in Discipline storico-filosofiche all’Università del Salento, dove attualmente collabora con la cattedra di Storia della filosofia, presso il Dipartimento di Filologia Classica e di Scienze Filosofiche della Facoltà di Lettere e Filosofia. Ha partecipato in qualità di relatore ed esperto vaniniano a due convegni internazionali di studi ed è autore di saggi scientifici su Vanini pubblicati in Italia e all’estero. Recentemente ha curato per Bompiani l’opera omnia di Vanini, insieme con Francesco Paolo Raimondi. È Segretario del Centro interdipartimentale di ricerche internazionali su Giulio Cesare Vanini dell’Università del Salento.
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Diego Fusaro