I cento talleri

Pietro Chessa,
MIRCEA ELIADE E IL MITO DELL’ETERNO RITORNO
prefazione Giuseppe Girgenti

pp. 96 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-097-4   pdc € 12,00
Talle32

Col mito dell’eterno ritorno Eliade denuncia la deriva
intellettuale dell’uomo moderno, nel tentativo di recuperare i fondamenti perenni che presiedono all’esperienza del sacro nelle civiltà arcaiche tradizionali. L’attualità del mito risiede tutta nella sua inalterata componente pedagogica e nella sua valenza escatologica: essa è un richiamo all’oriente dell’anima ed alla vita intesa come Storia sacra dell’umanità. Il mito dell’eterno ritorno, pertanto, offre la possibilità di ripercorrere la via del simbolismo religioso, nell’ottica della realtà cosmoteandrica, la realtà totale, che ricongiunge, mediante la metafisica tradizionale, l’uomo al suo fine supremo: la divinizzazione dell’essere. In tempi nei quali sacro e profano vivono il loro scontro decisivo, Eliade pone l’accento sulle discipline dimenticate della cosiddetta Scienza sacra: Antropologia teandrica, Cosmologia e Cosmogonia. Lo scopo è quello di opporsi ad una visione nichilista e psicologista del mito, la stessa che impone, all’interno di questo lavoro, un confronto col più celebre teorico dell’eterno ritorno, il filosofo Friedrich Nietzsche. Eliade rileva questa nostalgia dell’eternità: « stare nella durata senza sentirne il peso, cioè senza subirne
l’irreversibilità». Una filosofia della storia che attinge al deposito della Tradizione Universale, nel tentativo di rintracciare il senso ed il significato autentico del nostro Tempo.

Pietro Chessa (Sassari, 1983) si è laureato in Filosofia delle Religioni presso l’università degli studi di Pisa, con una tesi triennale dal titolo “Mircea Eliade ed il mito dell’eterno ritorno” (2005). Ha poi conseguito, presso lo stesso ateneo, la laurea magistrale in “Filosofia e forme del Sapere” con una tesi dal titolo “S. Agostino e il De quantitate animae” (2007). È attualmente impegnato nello studio dei rapporti tra Filosofia e Cristianesimo in età tardoantica e medievale, con particolare riferimento alle tematiche dei Semina Verbi e della Philosophia perennis, elaborate dai Padri della Chiesa e volte a porre il pensiero cristiano in linea di continuità con le tradizioni che l’hanno preceduto e ne hanno caratterizzato lo sviluppo storico, dottrinale e filosofico.

Adalberto Coltelluccio,
DIALETTICA APORETICA.
Il PARMENIDE DI PLATONE NELLA DIALETTICA HEGELIANA
prefazione Massimo Donà

pp. 1288 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-098-1   pdc € 18,00
Talle31

Due modi esemplari di intendere la dialettica a confronto. Il primo, messo in campo da Platone nel Parmenide, accetta fino in fondo la contraddizione; il secondo, istituito da Hegel, la accoglie ma con delle riserve, tanto da far sospettare che egli l’abbia, alla fine, neutralizzata. Il saggio di Adalberto Coltelluccio, facendo proprie alcune suggestioni teoriche del “pensiero del paradosso” di Donà e Cacciari, tenta una doppia operazione: 1) mettere in luce i tratti aporetici del Parmenide (nelle ipotesi sull’Uno), salvaguardandone il nucleo paradossale; 2) porre in questione la lettura speculativa del dialogo platonico fatta da Hegel, la cui dialettica gioca, nonostante le apparenze, sul controllo della carica propulsiva della contraddizione. L’esito inaspettato del confronto riporta in primo piano un’esigenza mai sopita dell’autentica filosofia: mettere in discussione qualsiasi tesi dogmatica, attraverso l’arma della contraddizione. Solo col “ritorno al Parmenide” platonico, valorizzando un metodo che giunge ad aggredire criticamente persino la propria tesi, che chiede conto dell’altro solo dando conto di sé, sembra ancora oggi possibile realizzare questo compito del pensiero.

Adalberto Coltelluccio insegna filosofia e scienze umane nella scuola secondaria. Dopo la laurea e l’abilitazione alla docenza, ha compiuto ricerche sulla dottrina della “coincidentia oppositorum” in Niccolò Cusano, sull’aporetica del Principio in Damascio e sul pensiero dell’ultimo Pareyson. Ha pubblicato, per le Edizioni Thule (Palermo), il Saggio critico sull’opera poetica e letteraria di Giulio Palumbo e Pietro Mirabile (1993). Attualmente si dedica allo studio delle logiche paraconsistenti.

Ettore Lojacono,
CARTESIO DALLA MAGIA ALLA SCIENZA
prefazione Jacopo Agnesina

pp. 192 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-086-8   pdc € 15,00
Talle30

L’autore di questa breve biografia intellettuale di Renato Cartesio ha inteso, contro le consuetudini manualistiche, presentare unitariamente la speculazione di chi per tanti aspetti ha inaugurato il pensiero moderno. Cartesio non è stato più metafisico che scienziato o più scienziato che metafisico: è stato un ricercatore accanito di tutte le verità che intravvedeva raggiungibili in ogni ambito del sapere, e ciò con rigore assolutamente scientifico. Il Discorso del Metodo non può – come purtroppo si è fatto fin dal XVII sec. – essere separato dai Saggi scientifici (Diottrica, Meteore, Geometria) di cui è introduzione. Secondo un’identica ispirazione il filosofo francese è giunto a fondare una nuova filosofia prima, a provare la realtà dell’io, ad enunciare il principio d’inerzia grazie al quale l’infinito è divenuto pensabile e la legge di rifrazione, a descrivere il fenomeno dell’arcobaleno, ad impostare analiticamente il sapere geometrico. In ogni campo ha operato per il disincanto del mondo, per sopprimere il sentimento della meraviglia che si accompagna alla magia e quietare l’animo nel sapere scientifico.

Ettore Lojacono ha insegnato Filosofia in Italia e all’estero e ha ricoperto per oltre dieci anni l’incarico di direttore della Scuola Europea di Bruxelles. Ha tradotto per la prima volta in italiano e ampiamente commentato per i tipi della UTET le opere scientifiche (1984) e quelle filosofiche (1994) di Descartes. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo la cura dell’edizione critica della Ricerca della Verità cartesiana, nonché la traduzione e il commento di questa stessa opera (Editori Riuniti, 2002), Immagini di Descartes nella cultura napoletana (Conte ed., 2004), Socrate in Occidente (Le Monnier, 2004), Le point extrème de la transgression cartésienne: la logique introuvable (Les Etudes philosophiques, 4/2005), nonché il Discorso fisico della parola di Gérauld de Cordemoy (Editori Riuniti, 2006). Suoi scritti sono tradotti nei Paesi bassi, in Germania e in Francia.

Enrico Berti, Luca Grecchi,
A PARTIRE DAI FILOSOFI ANTICHI
presentazione Carmelo Vigna

pp. 144 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-080-6   pdc € 13,00
Talle29

Nella presentazione del volume, Carmelo Vigna ha scritto che «questo testo è tra le cose più interessanti che si possano leggere oggi nel panorama della filosofia italiana»: esso costituisce, infatti, un originalissimo percorso tra i principali temi della storia della filosofia compiuto da Enrico Berti, uno degli studiosi «più noti ed apprezzati anche a livello internazionale», e Luca Grecchi, «tra i pochi giovani di talento che ama la verità ed il bene, e che parla con entusiasmo di metafisica». I problemi filosofici esaminati vengono presentati nella forma di una discussione avvincente che rievoca l’andamento dei dialoghi platonici, in cui la verità emerge dal movimento del discorso che, nel suo correre incessantemente da un interlocutore all’altro, si fa «dia-logo» nel senso più alto. Del resto, i temi trattati dai due autori sono tra i più importanti tra quelli su cui si è andata formando la civiltà occidentale: il valore veritativo della filosofia, il rapporto tra fede e sapere, la morale, l’educazione, il ruolo dell’uomo, la libertà, la politica, la morte, l’ontologia, la metafisica, la critica, e moltissimi altri ancora. Ad accomunare, nel libro, questi temi così vasti ed eterogenei è il punto di partenza da cui ciascuno di essi viene sviluppato: il mondo dell’antica filosofia greca, concepita sia da Berti sia da Grecchi come fonte originaria delle «domande fondamentali» dell’uomo occidentale e come tentativo di elaborazione di alcune grandiose soluzioni che continuano a esercitare un fascino intramontabile. La filosofia greca fa da sfondo anche alle considerazioni svolte da Berti e da Grecchi intorno al pensiero di Kant, di Hegel e di Marx. A partire, appunto, dai «filosofi antichi», i due studiosi ripercorrono in maniera dialogica, anche attraverso la cinquantennale esperienza accademica di Enrico Berti, i nodi maggiori della tradizione filosofica e le problematiche fondamentali del nostro presente.

Enrico Berti (1935) è uno dei massimi esperti a livello internazionale del pensiero di Aristotele, a cui ha dedicato parecchi studi monografici. Insegna Storia della filosofia alla Università di Padova. Tra le sue opere più recenti: Incontri con la filosofia contemporanea (Petite Plaisance, 2006), In principio era la meraviglia (Laterza, 2008).
Luca Grecchi (1972), attento studioso della filosofia antica e, in particolare, della metafisica classica, è direttore della rivista di filosofia «Koinè» e della collana filosofica «Il giogo» dell’editrice Petite Plaisance. Tra le sue opere più recenti: L’umanesimo della antica filosofia greca (Petite Plaisance, 2007), e Chi fu il primo filosofo? E dunque: cos’è la filosofia? (Il Prato, 2008).

Marcello Barison,
LA COSTITUZIONE METAFISICA DEL MONDO
prefazione Umberto Curi

Libro Vincitore del Premio di filosofia
“Viaggio a Siracusa”

pp. 552 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-063-9   pdc € 25,00
Talle28

«E lo sapete anche voi cos’è per me ‘il mondo’? Devo mostrarvelo nel mio specchio?» – così Nietzsche, le cui parole riferiscono di un’inquietudine da sempre presente nella riflessione filosofica. Che cos’è dunque il mondo? È ancora possibile servirsi di una tale ‘rappresentazione’? Quale rapporto intrattiene da un lato con la tradizione del pensiero occidentale, dall’altro con l’odierna egemonia degli apparati tecnici? Questi i principali interrogativi cui il volume cerca di ‘corrispondere’, organizzandosi come il tentativo di una genealogia del concetto intenzionata a smascherare quanto in esso si cela. Dispositivo epistemico per l’affermazione del dominio totale dell’uomo su ciò che lo circonda, il mondo appare qui come l’ultima ‘secolarizzazione’ possibile della volontà di potenza, termine estremo votato ad ereditarne appieno il carattere e verso il quale inevitabilmente converge la curva che segna il tramonto della nostra civiltà. Alcuni importanti passaggi dell’itinerario tracciato sono riservati ad un confronto con l’opera kantiana; tuttavia il testo si mantiene in costante, talvolta implicito dialogo con la meditazione di Martin Heidegger, senza mai eludere il rischio che tale prossimità comporta.

Marcello Barison è dottorando presso la sede napoletana dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) e la Albert-Ludwigs Universität di Freiburg im Breisgau. Ha dedicato alcuni contributi alla riflessione filosofico-politica (Marx, Schmitt, Foucault), al pensiero francese poststrutturalista (Deleuze) e alle possibili convergenze tra prassi filosofica, arte, musica e letteratura contemporanee. Attualmente è impegnato in una ricerca intorno al problema della Kehre e alle sue implicazioni estetiche all’interno dell’opera di Martin Heidegger.

Marco Ivaldo,
LIBERTA’ E MORALITA’
A partire da Kant

pp. 240 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-069-1   pdc € 15,00
Talle27

Una idea fondamentale di Kant, non sempre apprezzata nel suo potenziale teorico e che costituisce il punto d’approdo di un complesso cammino di ricerca, è che la legge morale è fondamento di conoscenza della libertà, la quale per parte sua è fondamento dell’essere in noi della legge morale. Possiamo acquistare una conoscenza della realtà della libertà attraverso una coscienza di tipo pratico, la coscienza della legge morale, il “fatto della ragione”. La libertà si presenta perciò come una capacità di disporre di se stessi non (primariamente) in rapporto a un complesso di beni preferibili, fra i quali è richiesto di operare una selezione e una scelta; si presenta invece in via ontologicamente primaria come il potere di determinare se stessi, di scegliersi, in relazione a una richiesta categorica – un Sollen –, che con il suo manifestarsi rivela la libertà a se stessa. La autocoscienza di un potere di iniziativa in noi è dunque resa possibile dal presentarsi in noi stessi di un imperativo, che non ha un altro scopo fuori di sé, ma reca in se stesso la propria giustificazione e scopo. Questo libro sviluppa alcuni percorsi teorici di questo motivo fondante nella filosofia di Kant e, a partire da essa, nell’ottica di un pensiero trascendentale.

Marco Ivaldo è professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli studi “Federico II” di Napoli. I suoi studi vertono sulla filosofia tedesca moderna (Leibniz, Humboldt, Jacobi, Kant, Fichte), con particolare attenzione alle questioni e alle prospettive sistematiche della filosofia trascendentale. Fra i suoi lavori recenti: Fichte e Leibniz. La comprensione trascendentale della monadologia, Milano 2000; Introduzione a Jacobi, Roma-Bari 2003; Storia della filosofia morale, Roma 2006. Ha curato l’edizione italiana di opere di Fichte, Bergson, Lauth.

Federico Focher,
ALEXANDER VON HUMBOLDT
Schizzo biografico “dal vivo”

Presentazione Riccardo Pozzo
pp. 358 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-067-7   pdc € 15,00
Talle26

Secondo Charles Darwin, Alexander von Humboldt (1769-1859) «è il più grande esploratore di tutti i tempi». In effetti, la sua vita, quasi centenaria, fu una vera avventura, sia scientifica che intellettuale. Dal 1799 al 1804 esplorò il bacino dell’Orinoco e del Rio Negro, la Cordigliera andina, il Messico e Cuba. Tornato in Europa pubblicò i dati fisici, naturalistici, economici e politici raccolti nel nuovo continente in Voyage aux régiones équinoxiales du Nouveau Continent, una monumentale opera con la quale gettò le basi delle moderne scienze naturali e dell’americanistica. Nel 1829, a sessant’anni, si spinse nella Russia asiatica, oltre gli Urali, fino alla frontiera con la Mongolia. Fu a Parigi nel primo anniversario della Rivoluzione Francese con Georg Forster, il compagno del capitano Cook, e, nonostante nutrisse simpatie repubblicane, fu ciambellano e confidente dei re di Prussia. Un giorno Goethe disse che una settimana sui libri non equivaleva a un’ora di conversazione con Humboldt. Solo chi ha letto Humboldt può comprendere appieno e condividere questo entusiastico giudizio. Nella presente opera, l’autore lascia il più possibile parlare Humboldt e i suoi contemporanei. Pertanto gli essenziali interventi critico-biografici «fuori campo» hanno l’unica, ma necessaria funzione di collegare, spiegare e contestualizzare i vari testi raccolti, affinché la figura del grande scienziatoesploratore, oltre alla vivacità intrinsecamente legata al suo diretto rapporto con il lettore, possa acquisire profondità di campo e il giusto rilievo storico.

Federico Focher (1957) lavora presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR. Autore di più di novanta pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, ha pubblicato la ristampa del classico settecentesco
La Venere fisica di Pierre-Louis Moreau de Maupertuis (Ibis, 2003) e, recentemente, L’uomo che gettò nel panico Darwin. La vita e le scoperte di Alfred Russel Wallace (Bollati Boringhieri, 2006).

Sossio Giametta,
IL VOLO DI ICARO
elzeviri filosofici

pp. 372 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-055-4   pdc € 15,00
Talle25

Ciascuno degli elzeviri filosofici di Sossio Giametta, scritti in un linguaggio chiaro ed essenziale, è una monade in sé completa, che tuttavia forma con le altre una catena ininterrotta, capace di illuminare a giorno le grandi vicende della filosofia, della storia e della vita. L’elzeviro, talvolta doppio, come forma moderna dell’aforisma, è lo strumento di cui Giametta si serve per fare i conti con i suoi autori in un appassionato confronto, in cui ne assorbe l’utile e ne respinge l’inassimilabile, secondo la legge di successione e di integrazione che vige in filosofia. Con la maturità e la libertà così conquistata, si lancia poi, novello Icaro, nell’esplorazione dei grandi temi della filosofia e della vita, apportando ogni volta frutti sorprendenti di una ricerca personale sciolta da ogni moda e da ogni scuola.

Sossio Giametta è nato a Frattamaggiore (Napoli) nel 1929.
Vive a Bruxelles. Collaboratore di Colli e Montinari all’edizione critica delle opere di Nietzsche, ha tradotto per Adelphi, Rizzoli, UTET e Biblioteca di Via Senato Edizioni tutte le opere di Nietzsche più quattro volumi di frammenti postumi. Ha tradotto anche opere di Cesare, Spinoza, Goethe, Hegel, Schopenhauer, Freud ecc. Ha pubblicato sette libri di interpretazione di Nietzsche e un’antologia dei suoi scritti, La stella danzante (2000). I suoi titoli: Hamann nel giudizio di Hegel, Goethe, Croce (1984 e 2004); Oltre il nichilismo – Nietzsche Hölderlin Goethe (1988); Nietzsche il poeta, il moralista, il filosofo (1991); Palomar, Han, Candaule e altri. Scritti di critica letteraria (1992); Nietzsche e i suoi interpreti (1995); Commento allo Zarathustra (1996 e 2006); Erminio o della fede. Dialogo di Nietzsche con un suo interprete (1997); Saggi nietzschiani (1988);
I pazzi di Dio (2002 e 2007). Tre conferenze (2005); Madonna con bambina e altri racconti morali (2006); Nietzsche. Il pensiero come dinamite (2007); Colli e Montinari (2007).
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Diego Fusaro