I cento talleri

Alessandro Della Casa,
CONTRO LA TIRANNIA DELLA MAGGIORANZA
La democrazia secondo John Mill

Presentazione Saverio Ricci
pp. 120 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-062-2   pdc € 13,00
Talle24

Una democrazia può sopravvivere se viene meno il dibattito? Esiste il progresso in una società in cui l’opinione della maggioranzaè considerata Verità? Quale deve essere il ruolo degli intellettuali?
Agli albori della società democratica, il filosofo liberale John Stuart Millanalizza i rischi che questo sistema può correre se degenera in una«tirannia della maggioranza», cioè se le scelte e le opinioni condivise dai più, in ambito politico, economico o culturale sono ritenute inconfutabili. Ripercorrendo le tappe principali del pensiero liberale ottocentesco, con l’ausilio di una vasta bibliografia, il libro tenta di dimostrare l’attualità dell’analisi milliana all’interno della moderna democrazia e dei suoi governi, che sembrano non sopportare più il dissenso, che mirano all’unanimismo e al compromesso ad ogni costo, e sempre più spesso ritengono di poter interferire con le scelte di vita individuali e di poter decretare in ogni ambito, anche il più privato, ciò che è eticamente giusto e ciò che invece è immorale.

Alessandro Della Casa è nato in provincia di Viterbo nel 1983. Vive a Roma. Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi della Tuscia con una tesi in Storia della Filosofia sul pensiero politico di John Stuart Mill, collabora con il quotidiano on line «Viterbo Città».

Luca Grecchi,
OCCIDENTE: RADICI, ESSENZA, FUTURO
Presentazione Diego Fusaro

pp. 240 – F.to 14 x 21
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-031-8   pdc € 13,00
Talle23

L’opera si configura come una interpretazione complessiva dell’Occidente. Contrariamente alla maggior parte delle analisi correnti, che identificano l’Occidente con il liberalismo e con la tecnica (per apprezzarlo o criticarlo), Grecchi cerca di comprenderne l’essenza scavando nelle sue radici greche, cristiane, latine, moderne, e nelle sue modalità socio-economiche incentrate, al contempo, sulla dimenticanza del bene comune e sulla ricerca del massimo arricchimento privato. Dall’analisi di queste radici, condotta sulla base della struttura metafisicoumanistica elaborata nei suoi scritti, Grecchi opera una generale rilettura della filosofia occidentale. Da questa analisi delle radici culturali e socio-economiche dell’Occidente, Grecchi giunge a definirne l’essenza come antiumanistica, ossia come caratterizzata da hybris, prevaricazione, volontà di potenza illimitata (sebbene inserita all’interno di apparati tecnici e giuridici formalmente garantisti nei confronti degli uomini e della natura). Per questo, il futuro dell’Occidente è per l’Autore destinato a esiti drammatici.

Luca Grecchi, direttore della rivista di filosofia «Koinè», è studioso di filosofia antica. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali, con la casa editrice Petite Plaisance: Il necessario fondamento umanistico della metafisica (2005); Filosofia e biografia (con Umberto Galimberti, 2005); Conoscenza della felicità (2006); L’umanesimo della antica filosofia greca (2007); L’umanesimo di Platone (2007); L’umanesimo di Aristotele (2008); con la casa editrice Guida, nella collana Autentici falsi d’autore, ha pubblicato Socrate. Discorso pubblico su «Le Nuvole» di Aristofane (2007). Con il Prato ha già pubblicato Chi fu il primo filosofo (e dunque: cos’è la filosofia)? (2008).

Gianfranco Celeste,
EDGAR MORIN
cultura e natura nella teoria della complessità

pp. 192 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-029-5   pdc € 13,00
Talle22

Questo libro rappresenta un percorso di studio esaustivo che ripercorre le premesse e le implicazioni che si sono affermate con l’avvento del nuovo paradigma della complessità, nel tentativo di elaborare e di portare alle estreme conseguenze il lavoro di sintesi transdisciplinare condotto da Edgar Morin. In particolare, l’opera prende in esame la storia del pensiero scientifico, sviscerando ad una ad una le maggiori difficoltà in cui le scienze si sono imbattute nel periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La crisi delle matematiche, la teoria della relatività, la teoria dei quanta, le geometrie non euclidee, la scoperta del DNA, la teoria dei sistemi, la teoria dell’informazione, gli sviluppi della cibernetica, le scoperte della cosmologia, hanno portato a una nuova visione della realtà, in cui trovano spazio anche l’incertezza e l’a-razionale. L’incertezza, infatti, è alla base di tutti i fenomeni fondamentali della natura, della vita, della conoscenza, della società e della cultura. Di qui sorge il bisogno di una nuova epistemologia e di un nuovo Discours de la méthode che stabilisca i principi del nuovo spirito scientifico: la teoria della complessità rappresenta proprio questa svolta. La riflessione di Morin ha saputo più di ogni altra fornire possibili soluzioni a questi problemi.

Gianfranco Celeste insegna a Milano. Laureatosi presso l’Università di Lecce con una tesi su Edgar Morin, i suoi principali interessi di studio, oltre al pensiero di Morin, sono il pensiero nietzscheano, la psicologia, l’esistenzialismo, la fenomenologia, lo strutturalismo francese, la teoria della complessità, la storia della scienza. Ha allargato, inoltre, la sua conoscenza anche verso discipline non strettamente filosofiche quali la biologia, l’antropologia e la paleoantropologia.

Francesco Valagussa,
IMPOSSIBILE SISTEMA
Metafisica e redenzione in Kant e in Hegel
PREFAZIONE Emanuele Severino

pp. 408 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-030-1   pdc € 18,00
Talle21

“La ragione che conosce e vuole se stessa è eterno problema che è eterna soluzione” (Bertrando Spaventa): l’esigenza del sistema filosofico si scontra con il pensiero, il grande prevaricatore. Quel pensare che tutto distingue può accettare di estinguersi nell’essere? La scissione scoperta dal criticismo kantiano e la conciliazione annunciata dalla dialettica hegeliana illuminano il cammino nella ricerca metafisica e teologica attorno alla questione della Totalità e della Redenzione. Quale sistema potrà dirsi all’altezza delle aspirazioni suscitate dalla modernità? Troppo debole l’Io kantiano per prendere il posto del Padre. Troppo forte lo Spirito hegeliano perché il Padre trovi ancora posto.

Francesco Valagussa (1983) è un giovane allievo di Massimo Cacciari, laureatosi presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nell’a.a. 2006-2007, svolge ora un dottorato in “Filosofia della storia” presso la stessa università. La sua ricerca si concentra su temi di metafisica, estetica e teologia. Ha studiato con Emanuele Severino, Vincenzo Vitiello ed Enzo Bianchi. Presso Bompiani ha pubblicato Il Sublime. Da Dio all’io (2007).

Giovanni Reale,
IL DUBBIO DI PIRRONE
IPOTESI SULLO SCETTICISMO

pp. 120 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-043-1   pdc € 13,00
Talle20

Espressione paradigmatica della improvvisa transizione al nuovo mondo segnata dalla spedizione in Oriente di Alessandro Magno, la riflessione di Pirrone – ritenuto, a torto o a ragione, l’iniziatore dello scetticismo – si configura a tutti gli effetti come un “pensiero di rottura”. Pirrone si situa infatti nel preciso momento in cui la coscienza greca, proiettata in Oriente e ormai impotente di fronte al tramonto della polis, perde alcune verità e non riesce ancora a trovarne altre. Il suo pensiero testimonia dunque il declino ellenistico dei valori e delle certezze tradizionali, corrose da un dubbio radicale. Ma fin dove si è spinto, in Pirrone, il dubbio? Ha forse travolto – come spesso si è detto – ogni certezza? O, piuttosto, ha lasciato “in piedi” alcune verità limitandosi a metterne tra parentesi altre? Si tratta, allora, di distinguere Pirrone dallo scetticismo che a lui si è richiamato, per misurare quali furono effettivamente la profondità e la radicalità della sua scepsi.
Quel che è certo è che Pirrone si sarebbe stupito di essere indicato come “fondatore” dello scetticismo. Egli non volle fondare ciò che da lui è nato. Ma il “fondatore” dello scetticismo quale si è sviluppato in Grecia, ossia di una scuola che non è una scuola, di una setta che non è una setta, di una filosofia che non vuole essere una filosofia, poteva essere solo uno che non sapeva e non voleva esserlo, e che, comunque, non era uno scettico nel senso che successivamente ebbe questo termine.
È questo il paradosso dell’erma bifronte di Pirrone.

Giovanni Reale (1931), uno dei massimi studiosi del pensiero antico, insegna “Storia della filosofia antica” presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. La sua sterminata produzione scientifica spazia lungo tutto l’arco del pensiero greco e latino: gli autori a cui ha dedicato specifiche monografie, tradotte o in corso di traduzione in tutto il mondo, sono Parmenide, Melisso, Socrate, Platone, Aristotele, Teofrasto, Seneca, Proclo e Plotino. La sua Storia della filosofia greca e romana (nuova edizione in 10 volumi, Bompiani, 2004) è ormai un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque voglia comprendere le radici filosofiche dell’Europa. È direttore delle collane filosofiche Bompiani “Il Pensiero Occidentale” e “Testi a fronte”.

Sossio Giametta,
SCHOPENHAUER E NIETZSCHE
pp. 192 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-028-8   pdc € 13,00
Talle19

Come Platone con Socrate, Spinoza con Cartesio, Nietzsche è legato a Schopenhauer da un rapporto di integrazione e contrasto, secondo la legge che domina lo sviluppo della filosofia. Solo che mentre Socrate e Platone e Cartesio e Spinoza erano filosofi puri, Schopenhauer era un filosofo con una fortissima e alquanto contrastante componente di moralismo e Nietzsche un moralistapoeta applicato alla filosofia.
Di qui un’anomalia nel loro rapporto.
L’affermazione tragica e la volontà di potenza contrapposte al pessimismo e alla negazione della volontà di vivere formano un chiasma, in cui una scepsi poeticizzata funge da baluardo antisistematico di una visione poetica, la visione dionisiaca, che è nello stesso tempo trasfigurazione della crisi della bimillenaria civiltà cristiano-europea giunta al suo tramonto.

Sossio Giametta è nato a Frattamaggiore (Napoli) nel 1929. Vive a Bruxelles. Collaboratore di Colli e Montinari all’edizione critica delle opere di Nietzsche, ha tradotto per Adelphi, Rizzoli, UTET e Biblioteca di Via Senato Edizioni tutte le opere di Nietzsche più quattro volumi di frammenti postumi. Ha tradotto anche opere di Cesare, Spinoza, Goethe, Hegel, Schopenhauer, Freud ecc. Ha pubblicato sette libri di interpretazione di Nietzsche e un’antologia dei suoi scritti, La stella danzante (2000). I suoi titoli:
Hamann nel giudizio di Hegel, Goethe, Croce (1984 e 2004); Oltre il nichilismo – Nietzsche Hölderlin Goethe (1988); Nietzsche il poeta, il moralista, il filosofo (1991); Palomar, Han, Candaule e altri. Scritti di critica letteraria (1992); Nietzsche e i suoi interpreti (1995); Commento allo Zarathustra (1996 e 2006); Erminio o della fede. Dialogo di Nietzsche con un suo interprete (1997); Saggi nietzschiani (1988); I pazzi di Dio (2002 e 2007). Tre conferenze (2005); Madonna con bambina e altri racconti morali (2006); Nietzsche. Il pensiero come dinamite (2007); Colli e Montinari (2007).

Luca Gasparri,
NOTE ALLA METAFISICA DELL’IMMEDIATO
Presentazione Massimo Donà
pp. 288 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-027-1   pdc € 13,00
Talle18

Una serie di annotazioni ripartite in cento paragrafi propongono una rielaborazione del tema della certezza immediata. Il libro si muove sulle linee guida di un triplice intento: fornire una panoramica quanto più completa e consequenziale, nello spazio concesso dall’estensione del lavoro, delle questioni con cui deve confrontarsi l’approccio all’ambito dell’originarietà del sapere filosofico; perfezionare, ricombinando concetti tipici della più illustre tradizione metafisica, una strumentazione formale da dedicare all’analisi dei problemi; infine accennare un prospetto orientativo, perciò aperto a specificazioni ulteriori, dei risultati dell’applicazione dell’apparato funzionale nella strutturazione di una dialettica scientifica. Il risultato è una proposta sistematica di ampio respiro, che resta aperta alle influenze della tradizione storica e insieme comincia a muoversi nel tentativo di guardarvi da un punto di vista esterno, nella convinzione che soltanto una radicale ridefinizione dei compiti della filosofia speculativa, come luogo della trasparenza di un sapere soltanto da esplicitare e non da conseguire, possa metterla sulla strada della sua fioritura.

Luca Gasparri (Gallarate, 1985) è iscritto al Corso di Laurea Specialistica in Filosofia della Storia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ha conseguito nel 2007 la laurea di primo livello in Filosofia.
Per Il Prato ha pubblicato Suicidio e filosofia. Dagli antichi a Leopardi (luglio 2008).

Luca Gasparri,
SUICIDIO E FILOSOFIA
DAGLI ANTICHI A LEOPARDI

Prefazione di Giuseppe Girgenti
pp. 108 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-015-8   pdc € 12,00
Talle17

La pubblicazione accoglie uno studio sulle fonti antiche del Dialogo di Plotino e Porfirio, che Leopardi compose nel 1827.
Dell’operetta, che ha per tema il rapporto complesso e controverso della filosofia con il problema morale del suicidio, avvicinato attraverso la rielaborazione dei documenti sul tentato suicidio di Porfirio, si tenta in primo luogo di mettere in luce il radicamento nelle riflessioni elaborate in materia dai grandi classici greci e latini. In secondo luogo, ci si impegna nell’analisi delle testimonianze dirette accessibili a Leopardi nella raccolta di informazioni sulle circostanze storiche dell’evento (le stesse del resto con cui deve misurarsi lo studioso contemporaneo), cercando di inserire i dati a disposizione in un profilo unitario e coerente.
Infine, ci si muove a ricostruire un prospetto sommario delle convergenze e delle divergenze dell’impostazione della riproposizione leopardiana con l’assetto narrativo delle fonti.
L’osservazione delle modalità in cui l’episodio si trova ricostruito nei diversi luoghi testuali diviene utile a illustrare un nesso significativo e di per sé, e in quanto sintomatico della difformità tra due orizzonti di pensiero che, proprio perché uno agli antipodi dell’altro, debbono perfezionarsi attraverso immagini e figure concettuali fortemente interdipendenti.

Luca Gasparri (Gallarate, 1985), è iscritto al Corso di Laurea Specialistica in Filosofia della Storia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ha conseguito nel settembre 2007 la laurea di primo livello in Filosofia. Quello qui presentato al pubblico è il testo della tesi che ha discusso a conclusione del corso di studi triennale.
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Diego Fusaro