I cento talleri



Giuseppe Caruso,
IL PENSIERO OLTRE LA SIEPE
Un punto di vista diverso

pp. 96 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-374-6   pdc € 12,00
Talle76

“Nella vita non esiste nulla al di fuori di noi stessi e il sentire attraverso il pensiero emotivo e’ solo fine a se stesso. Il pensiero ha ali per volare ovunque, al di la’ del benee del male, ma finche’ e’ ancorato al corpo, lacci e catene lo trattengono. (…) L’Homo sapiens si distingue dagli altri animali per lo sviluppo di una parte frontale del cervello adibita ai processi cognitivi, al pensiero. La capacita’ di riflettere sui concetti, analizzare i problemi e trovare soluzioni, se libera dall’emozione e dall’emotivita’ sara’ sicuramente un potente strumento intellettuale da stimolare e coltivare”. Kafka era solito dire che occorre leggere libri che feriscano la nostra quiete e che siano “la scure per il mare gelato dentro di noi”. Questo libro che “morde e punge”, ci invita a riformulare il nostro modus pensandi secondo criteri piu’ autonomi, al fine di stimolarci ad usare appieno le nostre potenzialita’ intellettive, contenendo e controllando la nostra sfera emotiva. Dall’Homo sapiens all’Homo cogitans.

Giuseppe Caruso e’ nato il 16.12.1942 a Mussomeli, in Sicilia. All’eta’ di 19 anni si e’ trasferito in Piemonte dove ha avuto luogo la sua evoluzione personale e professionale. Attualmente vive a Torino con la sua famiglia ed e’ un imprenditore nel settore dell’automazione industriale, dell’Automotive e nell’ambito ferroviario. Appassionato di filosofia, arte, musica e sport, ha letto numerosi trattati filosofici, formando il suo vasto bagaglio culturale come autodidatta.

Alberto Busetto,
VENDETTA E PACE
Rene’ Girard e l’ordine sociale anatomia sintetica degli antagonismi che modellano la vita

pp. 144 – F.to 11 x 18
Copertina a due colori
ISBN 978-88-6336-366-1   pdc € 15,00
Talle75

Che cosa permette a una societa’ di esistere e a un ordine sociale di perpetuarsi? Il “linciaggio fondatore”, risponde Rene’ Girard. Siamo nella notte dei tempi, lo scenario e’ quello hobbesiano dello stato di natura, la violenza sta dilagando: emerge, selezionato dal caso, un capro espiatorio che sembra essere il responsabile di tutte le avversita’; su di esso, unanime, si scaglierà la folla. La violenza, individuato uno sfogo, si stempera e può tornare la pace. E’ un “successo”: l’evento mostruoso allora strutturera’ le ripetizioni rituali, genererà tabu’ e divieti, alimentera’ la narrazione mitologica. E’ il circolo vizioso tra la violenza e il sacro quello che si sta attivando e che dominera’ gli esseri umani per moltissimo tempo. Fino a quando nella Storia non tuoneranno le parole “Misericordia io voglio e non sacrificio”, e con esse la denuncia della fonte inaspettata della violenza: l’uomo stesso. Una volta riconosciuto che la vittima e’ incolpevole, diventa sempre più difficile fare ricorso alla violenza contro di lei. La verita’ misconosciuta del diabolico circolo vizioso viene rivelata e da quel momento inizia il processo di secolarizzazione ancora oggi in atto. L’opera di Girard e’ un solo lungo ragionamento dall’inizio alla fine, per usare le parole di Charles Darwin che descrisse cosi’ il suo L’origine della specie. Riesce a spiegare il cammino culturale dell’uomo e contemporaneamente esige una comprensione esistenziale che cancella ogni separazione tra l’osservatore e cio’ che si osserva.

Alberto Busetto, nato a Venezia nel 1966, laurea in Scienze Politiche all’Università di Padova con una tesi sul pensiero dell’antropologo francese Rene’ Girard, considera la proposta teorica di quest’ultimo una pagina cruciale del racconto scientifico in cui l’uomo narra di se stesso e indaga sulle conseguenze delle proprie azioni. Crede nella concreta possibilita’ di dialogo tra antropologia girardiana e discipline sociali, consapevole che le odierne sfide alla conoscenza debbano essere affrontate favorendo la contaminazione reciproca di materie che solo apparentemente sembrano non comunicare tra loro: in realta’, quando si parla di divisione del lavoro sociale piuttosto che di indifferenziazione, di devianza oppure di adattamento, di coscienza collettiva e di individualismo, di disincanto del mondo, alla fine si sta parlando sempre di umanita’.

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Diego Fusaro