Tra le categorie più stupide e spregevoli dal tempo dei Sumeri ad oggi v’è quella di chi ripete che “la vecchia normalità era il problema” e che “dobbiamo trasformare la nuova normalità in chance”. Costoro, quasi sempre militanti orgogliosamente tra le fila delle sinistre postmoderne, liberiste e arcobaleniche, non capiscono – o fingono di non capire – che la “nuova normalità” non coincide affatto con una situazione naturale, obiettivamente imposta dall’emergenza epidemiologica, come pure l’ideologia tende a presentarla. Sono, ancora una volta, le classi dominanti del blocco oligarchico neoliberista – dall’aristocrazia finanziaria agli ammiragli di Big Pharma – a decidere sovranamente cosa sia “normale”, cioè funzionale al proprio interesse economico e al proprio dominio di classe. Per questo, “the new normal”, come pomposamente lo appellano, non è affatto una condizione naturale e inevitabile, magari anche densa di opportunità per tutti: è, invece, il nuovo humus ideale per il prosperare del sistema di organizzazione del ciclo produttivo, del lavoro e della sopravvivenza disciplinare delle masse dominate. distanziate socialmente, sorvegliate biopoliticamente e confinate nella loro solitudine telematica.














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