Ieri ho avuto una surreale tenzone con una certa signora Meli, demofoba impenitente e sostenitrice a viso aperto della sovranità assoluta della BCE e dei mercati contro il governo italiano. Mi sono divertito assai nel vedere la demofoba che, col suo fanatismo del libero mercato, si scomponeva e mi scagliava addosso ogni sorta di offesa. Le offese, si sa, qualificano chi le fa più di chi le riceve. È sempre un gaudio massimo vedere gli armigeri del pensiero unico, i pedagoghi della tirannia dei Mercati e i pretoriani della mondializzazione infelice perdere le staffe quando qualcuno pacatamente decostruisce l’ideologia che essi per conto delle classi dominanti debbono difendere e propagare. Si agitano, si scompongono con schiumante rancura e insultano nella a loro cara forma deregolamentata. Cara signora Meli, io la ringrazio di cuore, ché Lei ieri si è rivelata l’anello debole della catena della propaganda mondialista. Ha dimostrato quanto siano deboli i vostri argomenti, quanto sia facile smontarli con la docile forza della ragione socratica. E quanto sia evidente che il solo modo che avete per difenderli sia quello della violenza verbale e dell’insulto, dell’offesa e del rovesciare affannosamente la scacchiera. Un caro saluto, nella speranza che ora si sia ricomposta dopo la schiumante ira di ieri.


“Solo se ciò che c’è si lascia pensare come trasformabile, ciò che c’è non è tutto”. (T.W. ADORNO, Dialettica negativa)



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