La patetica e vigliacca new left fucsia e arcobalenica ha scelto di incardinare il proprio programma di adesione al verbo del liberismo cosmopolita sulla delegittimazione di ogni richiesta proveniente dal basso, dai ceti nazionali-popolari: a tal punto che, senza esagerazioni, larga parte del programma culturale e politico delle abominevoli sinistre market-friendly, serve dei padroni, si risolve nella demonizzazione di ogni istanza nazionale-popolare che minacci l’egemonia dell’aristocrazia finanziaria globalista.
Se il polo dominato ravvisa nell’immigrazione di massa deregolamentata un dramma per la propria sopravvivenza quotidiana, la sinistra antigramsciana risponde che si tratta, al contrario, di una imperdibile occasione di crescita multiculturale e diffama come xenofobo chiunque non si adatti alla sua ortopedizzazione globalista.
Se, ancora, la massa nazionale-popolare rivela una crescente diffidenza rispetto alla mondializzazione, la sinistra replica che essa deve, invece, essere vissuta come la massima opportunità e che chi non è in grado di comprenderlo è affetto da una insanabile rozzezza nazionalista. Se, poi, il polo dei dominati teme la UE e ventila la possibilità della riconquista della sovranità nazionale, la sinistra risponde indispettita che il progetto europeista non può essere il problema, perché è, invece, la sola soluzione .
L’odio della sinistra fucsia verso il populismo occulta in sé un più generale odio verso il popolo in quanto tale.





“È nella prassi che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero”. (K. MARX, Tesi su Feuerbach)







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