L’arte è coscienza di sé, pura, astratta autocoscienza che si dialettizza bensí (altrimenti non potrebbe realizzarsi) ma in se stessa, e astraendo dall’antitesi in cui si è realizzata; e quindi chiudendosi in un ideale, che è sogno. Un’opera d’arte esprime sí anch’essa un mondo, ma un mondo che è il mondo dell’artista; il quale, quando dall’arte torna alla vita, sente di passare ad una realtà diversa da quella della sua fantasia. La vita vagheggiata del poeta è una vita il cui valore consiste appunto nel non inserirsi nella vita a cui mira l’uomo pratico,… nel non potervisi inserire, perché essa è libera creazione del soggetto che si stacca dal reale, in cui il soggetto stesso si è realizzato e quasi incatenato, e si pone nella sua astratta immediata soggettività. La materia dell’arte vale… in ragione della vita che essa prende nell’animo del poeta. Il quale non rappresenta la materia stessa, ma la vita del proprio animo, il proprio sentimento, come si dice: ossia l’Io nella sua immediata posizione soggettiva. […] L’arte è esaltazione del soggetto, sottratto ai vincoli del reale, in cui i’ soggetto positivamente si pone, e la religione è l’esaltazione dell’oggetto, sottratto ai vincoli dello spirito, in cui consiste l’idealità, la conoscibilità e razionalità dell’oggetto stesso. L’oggetto, nella sua astratta opposizione al conoscere, è il reale che dalla realtà esclude appunto il conoscere: e che è perciò eo ipso inconoscibile.


“Occorre invece violentemente attirare l’attenzione nel presente così come è, se si vuole trasformarlo”. (A. Gramsci, Quaderni del carcere)


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