È nota la vicenda biblica di Salomone e delle due madri (1RE 3,16-28). Al cospetto di due donne che rivendicano entrambe la maternità di un bambino, il re Salomone propone di dividere il bimbo in due, in modo da soddisfare entrambe mediante l’eguale affidamento di una metà della piccola creatura. Solo a quel punto si scopre chi delle due è la vera madre, colei che non permette che il figlio venga fatto a pezzi e accetta che sia affidato integralmente all’altra, quand’anche ciò le impedisca di rivederlo per il resto della sua vita.
La vicenda di Salomone mostra come il processo di filiazione non si esaurisca nella volontà egoistica di “avere” un bambino. Si regge, invece, sull’amore altruistico e gratuito per il figlio, amore che dell’egoismo narcisistico segna l’antitesi e che è, invece, coerente con la vita etica familiare. La nuova e dilagante   figura del “diritto al bambino”, invece, sembra fatalmente obliare la dimensione dell’amore  altruistico di tipo genitoriale: la sostituisce con l’egoistica volontà individuale di possesso, del tutto incurante della sorte del nascituro, concepito come proprietà disponibile e programmabile.


“Il singolo Esserci è disperso nel Si e deve, prima di tutto, trovare se stesso”. (M. Heidegger, Essere e Tempo)







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