Gira in rete la foto di Aldo Moro in spiaggia: composto, olimpico, gravido di dignità. La foto viene contrapposta a quella di Salvini ignudo, baldanzoso e intento a trangugiare una polibibita zuccherina al Papeete, locale ipermondialista della movida della Erasmus generation borderless. Giusta la contrapposizione tra due epoche, quella del capitalismo borghese (Moro) e quella del turbocapitalismo postborghese (Salvini). È la stessa contrapposizione che trovate, ad esempio, tra un Togliatti, composto, dignitoso e serio, e un Renzi in tenuta da startupper o un Luxuria in tenuta da gay pride. Il capitalismo borghese, pur con le sue dosi di sfruttamento e di alienazione, era una cosa seria. Il turbocapitalismo postborghese, che ha rinsaldato sfruttamento e alienazione, non è più nemmeno serio. Lascia disgustati e, dove appare soddisfatto di sé, è necessariamente volgare.





“Colui che non sa, non è libero perché di contro a lui sta un mondo estraneo, un al di là ed un al di fuori da cui dipende, senza che egli abbia fatto per sé questo mondo estraneo e senza quindi che egli sia in esso presso di sé come in ciò che è suo. L’impulso al sapere, la spinta alla conoscenza, dai gradini più bassi fino al gradino supremo della visione filosofica, nasce solo dallo sforzo di superare quel rapporto di non libertà e di appropriarsi del mondo nella rappresentazione e nel pensiero". (G.W.F. HEGEL, Lezioni sull'estetica)







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